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Daverio: «Sciola mi ha salvato la vita»

Daverio: «Sciola mi ha salvato la vita»

Il critico d’arte ha presentato “ Turandot” con le scene dell’artista di San Sperate

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CAGLIARI. «Io e Pinuccio Sciola siamo fratelli di sopravvivenza. Mi ha salvato la pelle. È una grande emozione essere qui a Cagliari per presentare la Turandot con le scenografie firmate da questo straordinario artista».

Lo ha detto lunedì sera il critico d'arte Philippe Daverio prima di sedersi sul palco del Teatro Lirico “sul trono della Turandot” realizzato sul modello in pietra, piccola anticipazione delle scenografie firmate dallo scultore di San Sperate famoso per le sue pietre sonore. Davanti ad una platea numerosissima, Daverio ha presentato l'opera di Giacomo Puccini, che, nel nuovo allestimento del Teatro Lirico di Cagliari, debutta il 27 giugno, inserita nel cartellone della stagione lirica e di balletto. La nuova messa in scena per la regia di Pier Francesco Maestrini si avvale, infatti, per l'impianto scenico dell'artista di San Sperate al suo debutto nella lirica, i costumi sono di Marco Nateri e le luci di Simon Corder. «Non smetterò mai di ringraziarlo – ha proseguito a margine della presentazione Daverio – grazie a lui ho potuto prendere per tempo un tumore e salvarmi. Era dello stesso tipo che avevano diagnosticato a lui».

Un artista intimamente barocco, ha definito Daverio Pinuccio Sciola. «Perchè raccoglie la forza primordiale della terra, con le scene che propone apre la porta di accesso al mondo della fantasia. Sciola – ha concluso – come tutti gli artisti ha una peculiarità, ha la memoria di un'antica e primigenia armonia». La Lectio magistralis al Lirico di Cagliari è stata seguita da 1500 attentissimi spettatori, con una concorrenza non da poco conto, la partita Germania Portogallo. Daverio è stato presentato da direttore artistico del Lirico Mauro Meli come un intellettuale «che gioca con le parole come uno scultore con le pietre».

Il critico d’arte di origine alsaziana e grande affabulatore, ha condotto il suo racconto attraverso «l’opera d’arte totale di ispirazione Wgneriana» per arrivare a Puccini, la sua Turandot e il lavoro artistico di Pinuccio Sciola: «Il mio compagno di malattia e di guarigione, è profondamente barocco. Appartiene al primordiale. Sa scovare l'equilibrio tra astri, materia e numeri».

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