Lolliri, nessuna mazzetta a Puddu
La motivazione della sentenza: «Non c’è prova della corruzione»
CAGLIARI. L’ex sindaco di Portoscuso Adriano Puddu e il manager della Portovesme srl Carlo Lolliri avevano certamente interessi comuni e si frequentavano. Ma agli atti del processo in cui Lolliri era stato condannato a un anno e quattro mesi per corruzione manca la prova certa che quella mattina del 31 maggio 2011 il sindaco sia andato alla Portovesme a incassare quei 9050 euro in banconote da 500 che per il giudice di primo grado costituivano la corruzione. Per questo - è scritto nella motivazione della sentenza, depositata ieri - Lolliri va assolto perchè il fatto non sussiste. Non c’è il fatto (la corruzione) e non è possibile neppure accertare «quale degli affari sporchi del Puddu riguardasse quei 9050 euro trovati a casa sua» dalla Forestale. Ma nel complesso il quadro accusatorio formato dal pm Daniele Caria regge, perché è certo - sostiene il presidente della Corte d’Appello Grazia Corradini – che Puddu si muoveva costantemente in un’area di illegalità, usando i suoi poter di sindaco per fatti privati, compresa la sua intensa attività sessuale basata sui sussidi comunali assegnati a giovani donne in difficoltà. Ci sono anche indizi - sostiene il giudice - che consentono di ritenere che Puddu perseguisse soprattutto interessi personali anche nella vicenda dell’eolico e delle aree comunali sotto uso civico da cedere alla Portovesme. Ma tutto questo non basta a portare dentro la vicenda, come protagonista degli affari illegali, anche Lolliri. Hanno prevalso quindi le tesi degli avvocati Massimo Melis e Stefano M. Bortone: nessuna corruzione, manca la prova che Lolliri abbia versato mazzette a Puddu. (m.l)
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