Nell’isola cresce la povertà e per i giovani è dramma lavoro
I dati forniti dalla banca centrale fotografano le difficoltà di accesso al credito e all’istruzione Diminuita del 2,5 per cento la ricchezza complessiva. Sono in forte calo anche gli investimenti
CAGLIARI. Il direttore della Banca d’Italia, Nevio Rodighiero, ricorre a una metafora marinara per spiegare la congiuntura in Sardegna: «La barca è malandata ma, in compenso, migliorano le condizioni del mare». Un filo di ottimismo dopo un anno terribile in cui la nave-Sardegna si è incagliata al centro della tempesta perfetta: la ricchezza complessiva è ancora diminuita (-2,5% nel 2013), peggiorati i fatturati delle imprese, (soprattutto delle piccole aziende), le famiglie sarde hanno contratto meno mutui ma quello che è peggio hanno chiesto più prestiti non finalizzati e hanno fatto più ricorso alla cessione del quinto dello stipendio. Segno della recessione che colpisce più duramente le fasce deboli e quindi famiglie meno abbienti e piccole aziende. Il clima generale sembra migliorare in Europa, ma per ora la nave sarda non va.
Giovani. Dal Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’andamento dell’economia dell’isola, presentato ieri dal direttore Rodighiero e dagli analisti Roberto Rassu e Rosario Ballatore, risulta che la recessione attuale non fa altro che accentuare le criticità già esistenti: la crisi è sociale. La condizione dei giovani sardi è peggiorata nello scorso anno e il tasso di occupazione è diminuito per tutti i livelli di istruzione. In Sardegna il mercato del lavoro risulta destrutturato e impoverito. Nonostante il vantaggio fornito da un’istruzione più elevata, negli ultimi anni - si legge nel Rapporto di Bankitalia - si osserva un generalizzato calo delle iscrizioni all’Università. (In realtà sul fenomeno incide anche una progressiva migrazione verso le Università della penisola).
Imprese. Industria a pezzi, (il fatturato è in calo del 5,9% e gli investimenti sono precipitati, -30%), «e la situazione appare peggiore per le imprese di piccole dimensioni che scontano maggiori difficoltà nell’intercettare la domanda proveniente dall’estero».
Export.I piccoli segnali positivi che s’intravedono nei primi sei mesi dell’anno riguardano solo le imprese esportatrici e, in realtà, il settore agroalimentare. La prima criticità riguarda la burocrazia lenta, con le amministrazioni pubbliche che continuano a pagare le imprese in tempi lunghissimi. Bankitalia stima che in Sardegna i tempi medi di pagamento nelle Asl siano pari a 207 giorni, (in miglioramento rispetto ai 281 dell’anno precedente). La seconda criticità è la limitata apertura ai mercati esteri e il forte razionamento del credito che ha indebolito l’intero sistema fino a spezzarlo.
Casa e garanzie. Per 70 costruttori sardi su 100 la produzione è risultata in calo. Alla base c’è la scarsa possibilità delle famiglie all’acquisto di una casa: il calo delle compravendite è del 13,7% e i prezzi degli immobili sono diminuiti del 3,7%. Dal 2007 a oggi il volume delle transazioni sul mercato immobiliare si è più che dimezzato. Questo fa sì che cambi anche il modello delle garanzie chieste dalle banche: con la crisi dell’immobiliare la casa non è più considerata una garanzia conveniente per gli istituti di credito.
Credito. Prestiti bancari in netto calo (-3,5%) con un deciso arretramento per le famiglie (-2,2% di prestiti a fronte del -0,3 dell’anno precedente). Ma il dato dev’essere letto in controluce: le famiglie sarde, infatti, si caratterizzano per un elevato utilizzo del credito al consumo rispetto alla media nazionale. Negli ultimi anni, al calo dei finanziamenti per l’acquisto della casa, si è contrapposta la crescita di prestiti «non finalizzati» e l’aumento di cessione del quinto dello stipendio. Aumenta il ricorso alle «pericolose» carte revolving rilasciate da società finanziarie.
Cicale e formiche. Molte famiglie hanno dovuto fare le cicale chiedendo prestiti non finalizzati (per sopperire al calo dei redditi) ma ci sono anche tante famiglie sarde che hanno potuto risparmiare e investire. Dal Report della Banca d’Italia si apprende che la ricchezza delle famiglie sarde è stimata in 170 miliardi di euro di cui 114 è patrimonio immobiliare. Non mancano le attività finanziarie, stimate complessivamente in 51 miliardi di euro, a testimonianza di una società in cui il ceto medio è quasi sparito e le distanze sociali si stanno allargando.
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