La Nuova Sardegna

In tv sedotta da Clerici e Cracco

di Lolla Spano
In tv sedotta da Clerici e Cracco

Pensavo che fossero programmi per le nonne, poi ci sono cascata

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Ebbene sì, faccio parte di quella generazione in cui i programmi di cucina erano pensati per le nostre madri, o tuttalpiù per le nostre nonne (anche se le nonne nascendo un 50ennio dopo avrebbero potuto aprire un blog da far invidia a Giallo Zafferano).

In genere le poche volte che accendevo la tv a "orari da cucina", mentre ciondolavo per casa il giorno in cui non ero andata a scuola, beccavo Davide Mengacci che mostrava fritture di pesce nella piazza del paese e si lanciava in freddure degne di Luca Giurato. Poi è stato il periodo della Clerici, che praticamente, se non fosse stato per la piccola signora bionda e stridula che la affiancava, non avrebbe portato a compimento nessuna ricetta perché si mangiava metà degli ingredienti prima ancora di cucinarli; per poi arrivare a qualcosa di più contemporaneo come "Cotto e Mangiato" con Benedetta Parodi, della cui disinvoltura e naturalezza nel chiudere il forno con un colpo di tacco ho sempre dubitato e non ne ho mai fatto mistero.

Quindi va da sé che non credereste mai che ora sono diventata una fan accanita, oserei dire sfegatata, di un programma di cucina! Ebbene, quando lo guardo mi sento come quando avevo 14 anni e attaccavo con le puntine da disegno rosa un nuovo poster di Leonardo di Caprio; mi sento come davanti al motorino appena regalato, felice e incosciente che mi avrebbe procurato una frattura alla caviglia e tre mesi di gesso; mi sento come quando sono in sindrome premestruale e ho a disposizione tutti i tipi di patatine: paprika, più gusto, saporite alla pizzaiola, doppia friggitura, rigate, campagnole e via dicendo. Ecco, mi sento così quando guardo Hell's Kitchen. E no, non è per la presenza di Cracco, esemplare di maschio brizzolato e dall'occhio ceruleo che so fa drizzare la parannanza a molte donne italiane. È proprio il programma che è strutturato in modo tale da farti credere di star vedendo la stagione finale di Breaking Bad, mentre in realtà stanno solo bollendo cavolfiori. È un po' come se gli sceneggiatori avessero deciso di mixare l'ansia di "24 ore al pronto soccorso", lo stupore di "Non sapevo di essere incinta", il pathos dei finali di "Greys Anatomy" (senza che qualcuno muoia o finga di stare per morire), il senso di inquietudine di "American Horror Story" e un tocco di morale disneyana che non guasta mai. Ma, l'ultimo ingrediente al quale inizialmente non avevo pensato, immancabile come il basilico sulla pasta al pomodoro, per rimanere in tema, è l'attaccamento emotivo che si crea nei confronti dei concorrenti, sempre più stanchi, sudati e dilaniati dalle urla al rallentatore dello spietato chef, con i quali non potete che empatizzare e fraternizzare, perché si sa, ognuno di noi ha un Cracco da qualche parte. Senza scomodare Walt Disney, penso che in fondo, in cucina come nella vita, siamo tutti in un'eterna lotta per creare qualcosa di… buono.

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