Conservatoria delle coste, fuoco amico su Pigliaru

Da ecologisti e imprenditori critiche al commissariamento in vista della chiusura Ducato, manager della bioedilizia: «Perché tagliare i rami che producono frutti?»

SASSARI. Fuoco amico sulla giunta Pigliaru. Continua a far discutere, e parecchio, il commissariamento della Conservatoria delle coste. Le bordate più pesanti arrivano non dall’opposizione in Regione, ma da ecologisti e imprenditori solitamente considerati vicini all’esecutivo guidato dall’economista sassarese. Di più. Non c'è giorno che non ci siano prese di posizione contro questo provvedimento. Adesso è la volta di Daniela Ducato, manager sarda della bioedilizia con la lana di pecora conosciuta per l’innovazione. Un suo intervento critico è ospitato sul sito internet del Gruppo d'intervento giuridico - Amici della terra, associazione che aveva già avanzato riserve sulla scelta fatta in quest'occasione dal presidente. Ma adesso l'imprenditrice parla con la “Nuova” e rilancia, con altrettanta forza, le sue accuse. Accuse che seguono di poco i pesanti rilievi manifestati da altre associazioni ambientaliste e da rappresentanti di categorie professionali attente alla salvaguardia del patrimonio naturale dell’isola.

Requisitoria. «In genere si tagliano i rami secchi, non quelli produttivi _ sostiene Daniela Ducato - Perché vanno considerati come semi nuovi quelli messi a frutto dalla Conservatoria: ente sano, non in perdita, capace di attrarre finanziamenti per il territorio, di moltiplicarne la ricchezza materiale e immateriale facendo risparmiare denaro pubblico». «Da imprenditrice per prima cosa in ogni situazione vado a vedere i conti, e in questo caso i conti sono più che in ordine e positivi», prosegue. «Poi, mi chiedo come mai non si sia tenuto conto delle linee guida che la Conservatoria ha delineato in questi anni, con notevolissimo aiuto alle aziende interessate alla salvaguardia del territorio, compresa la mia».

Argomentazioni. «Insomma, ancora oggi la Conservatoria delle coste è un fiore all'occhiello per la Regione e per l'Italia, riconosciuto all'estero per l'altissimo livello d’innovazione, con una gestione esemplare di sostenibilità economica coniugata all'ambiente: un modello che dovrebbe far scuola», incalza Daniela Ducato. «E allora? Allora preoccupa che nessun politico abbia fatto sentire la propria voce, fatta eccezione per Alessandra Zedda - afferma l'imprenditrice - Ma certo con quest’orientamento il governatore disattende le promesse elettorali. Quelle che ruotavano intorno al rispetto del patrimonio naturale e all'importanza della meritocrazia. Sembra invece che ancora una volta a vincere sia l'appartenenza, piuttosto che la competenza».

Dubbi e perplessità. «Altra questione importante che non può passare inosservata riguarda i beni gestiti dalla Conservatoria che, se inglobati dall'assessorato all'Ambiente, dovranno essere restituiti agli Enti Locali, in un modo che separerà così la loro disponibilità dalla possibilità di tutelarli», sostiene in definitiva l’imprenditrice. Che manifesta il proprio dissenso sulle ultime scelte della giunta anche come portavoce della "Casa Verde CO2.0" e del Consorzio di imprese turistiche, allevatori e pescatori (assieme al suo presidente Monica Saba, vice responsabile di Impresa Donna della Coldiretti).

«Perché in ultima analisi non si devono dimenticare i criteri di trasparenza e di eticità che in tutto questo periodo sono stati alla base dell’azione svolta dalla Conservatoria», afferma ancora la pluripremiata manager della bioedilizia.

Sos e timori. Da parte sua, il Gruppo d’intervento giuridico conferma: «L'assurda e autolesionistica vicenda del commissariamento, in vista della soppressione di questa agenzia regionale, non cessa di preoccupare e allarmare tantissimi cittadini sardi, e non solo loro».

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