La Nuova Sardegna

Interrogazione di Pili sulle navi Nato

Interrogazione di Pili sulle navi Nato

Il parlamentare di Unidos è dubbioso sulla natura scientifica delle ricerche dell’Alliance e del Planet

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CAGLIARI. L’ultima crociata del deputato di Unidos, Mauro Pili, è contro le due navi della Nato che da oltre 10 giorni fanno avanti e indietro nelle coste sarde. «Le due strane navi della Nato compiono acrobazie inspiegabili sulle coste del Sud Sardegna. Rotte incomprensibili, e soprattutto con precedenti non chiari. Due navi dichiarate scientifiche in disponibilità della Nato, la Alliance e la Planet, ma che in realtà sono giganti del mare con apparecchiature sofisticate. Navi imponenti che battono bandiera tedesca, ma con i vessilli della Nato. Si tratta di una missione scientifica o di attività militare», Pili, Unidos, ha annunciato che presenterà un'interrogazione parlamentare urgente. «Da Oristano a Buggerru, da Iglesias alle coste vicine a Teulada. I tracciati nautici sono eloquenti di un’attività fuori dal comune – dice Pili – chi ha autorizzato quel tipo di esperimenti, e soprattutto di che esperimenti si tratta? Credere allo studio della poseidonia è difficile. La poseidonia cresce su fondali luminosi e bassi, mentre queste due navi avrebbero potenzialità di ispezione con siluri sino a 6mila metri. Come guardare la televisione con un cannocchiale satellitare. La segretezza dell’operazione, la prolungata permanenza nei mari sardi e i precedenti, come l’incagliamento sull’isola di Pianosa e le inchieste, inducono a pensare all’uso non autorizzato dei mari della Sardegna per sperimentazioni quantomeno non dichiarate. Serve immediata chiarezza e il governo deve dare risposte». «Mi chiedo cosa avvenga a bordo di quelle due navi. Voglio capire se la Alliance, 93 metri di lunghezza e una stazza di 3.180 tonnellate e la Planet un mostro di 73 metri e 27 di larghezza con foggia da catamarano gigante, sono davvero giunte in Sardegna per ricerca e sperimentazione. O – chiede Pili – testano qualcosa che deve restare coperto? Molti aspetti di questa vicenda devono esser chiariti. Nell’incagliamento di Pianosa 9 anni fa le cronache hanno riportato test di robot naviganti e subacquei, progettati per scopi non scientifici dall’office of naval research degli Usa. Robot portati da siluri di plastic. Gioiellini tecnologici capaci di immergersi a 6mila metri di profondità ed essere controllati fino a una distanza di 500 chilometri. Sarebbero progettati per eseguire mappature dei fondali, fare rilevamenti ambientali marini ed esplorare siti archeologici subacquei».

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