La Nuova Sardegna

Alla ricerca della verità sulla strage dimenticata

di Fabio Canessa
Alla ricerca della verità sulla strage dimenticata

Inaugurato a Sassari il Sardinia Film Festival con “Centoquaranta”. Documentario d’inchiesta sul disastro della Moby Prince di 23 anni fa

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SASSARI. Il documentario è una delle poche, interessanti novità del cinema italiano negli ultimi anni. E l'affermazione non nasce dai premi, discutibili, che hanno caratterizzato i festival di Venezia e Roma l'anno scorso con le vittorie rispettivamente di "Sacro Gra" di Gianfranco Rosi e "Tir" di Alberto Fasulo. C'è tutto un sottobosco, formato soprattutto da giovani registi che hanno scelto il genere per esprimersi (magari in parte per necessità, per i costi), mostrando una vivida capacità di raccontare il reale. Una tensione civile che nel cinema di finzione è sempre più raro ritrovare. Ed ecco che spuntano fuori opere come "Centoquaranta. La strage dimenticata" del trentenne Manfredi Lucibello sul disastro del traghetto Moby Prince del 1991, che il Cineclub di Sassari ha scelto per l'inaugurazione ufficiale della IX edizione del Sardinia Film Festival. Ieri sera la proiezione nel cortile del Quadrilatero.

Anche se la manifestazione è dedicata ai cortometraggi, e il documentario in questione non lo è (dura 75 minuti), importante la scelta degli organizzatori che hanno portato in anteprima regionale un lavoro che merita di essere visto. Tanto più in nell'isola. Molti erano i sardi presenti quel 10 aprile 1991 sul traghetto della linea Livorno-Olbia che trovarono la morte nell'incidente avvenuto poco dopo la partenza, quando la nave passeggeri entrò in collisione con la petroliera Agip Abruzzo. Centoquarantuno persone a bordo e un solo sopravvissuto (il mozzo Alessio Bertrand) per una tragedia con ancora molti punti oscuri. Il lungo processo si è concluso senza appurare alcuna responsabilità. Resta il dolore dei familiari delle vittime in cerca di giustizia su un caso che potrebbe essere riaperto dopo la richiesta di una nuova commissione d'inchiesta che ha come primo firmatario il deputato di Sel Michele Piras, presente ieri alla proiezione.

Manfredi Lucibello costruisce il documentario con un minuzioso lavoro sul materiale di repertorio. Senza sposare apertamente alcuna tesi, pone sul tavolo le varie ipotesi della causa della tragedia, mettendo in evidenza le incongruenze della versione processuale costruita sul presupposto dell'errore umano con la giustificazione della nebbia. Fatalità quindi. Nessun vero colpevole.

Soprattutto nella prima parte il docufilm procede con grande tensione, coinvolgendo subito lo spettatore nel clima di quella notte, come a far rivivere in diretta la tragedia. Non c'è voce narrante ad accompagnare questo scontro con i fatti, con la cronaca di 23 anni fa. Oltre al materiale d'archivio, frutto evidente di una lunga ricerca, ci sono le interviste a due rappresentanti dei familiari delle vittime, Angelo Chessa, figlio del comandante morto quella notte insieme alla moglie, e Loris Rispoli, che perse nell'incendio la sorella. E poi ci sono delle riprese attuali, ben confezionate, a osservare il porto di Livorno che assume i connotati di un inquietante non luogo.

Tutto comincia con le registrazioni delle voci che lanciarono l'allarme e pian piano, tra momenti più concitati e altri più esplicativi, la linea narrativa scelta dal regista va a formare un quadro di informazioni che portano necessariamente a domande su domande. Vengono fuori incongruenze, comportamenti strani, manomissioni, materiale mancante, il ritrovamento dell'esplosivo a bordo del relitto che anni dopo affonderà misteriosamente nel porto di Livorno prima di venire recuperato e portato in Turchia per la demolizione, a farla sparire per sempre. La memoria però non si può cancellare così facilmente. E un documentario come "Centoquaranta. La strage dimenticata” di Manfredi Lucibello aiuta a mantenerla viva con la forza del cinema,delle immagini.

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