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L’agente Sanna: «Ho riavuto la mia dignità»

L’agente Sanna: «Ho riavuto la mia dignità»

Dopo l’assoluzione ha chiamato la moglie al telefono poi ha pianto insieme ai suoi difensori

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SASSARI. Maglietta bianca e jeans, trema quando i giudici entrano nell’aula con la sentenza in mano. Sono pochi attimi e poi ecco il pianto liberatorio. Solo allora il viso di Mario Sanna riprende colore dopo il pallore che lo ha accompagnato per tre anni. Gli avvocati Agostinangelo Marras e Mattia Doneddu – che lo hanno difeso in questo processo – lo stringono forte e le lacrime scendono anche sui loro volti. Poi la telefonata alla moglie: «È finito, l’incubo è finito». Dall’altra parte del cellulare si sentono grida di gioia. E poi il pianto a singhiozzo continua, gli abbracci con i colleghi che hanno voluto stargli vicino nel momento della sentenza. Ma soprattutto quel grande respiro di libertà.

Mario Sanna, agente di polizia penitenziaria, ha preso parte a tutte le udienze del processo che lo vedeva imputato di un’accusa pesantissima: concorso in omicidio volontario. Un uomo che ha sofferto moltissimo e che durante una dichiarazione ai giudici della corte aveva chiesto giustizia: «Io e la mia famiglia – aveva detto dal banco dei testimoni – stiamo soffrendo come cani per colpa delle calunnie di un delinquente. Ho dedicato tutta la mia vita all’onestà, al lavoro e allo studio. Sto subendo un’incredibile e cattiva ingiustizia, ho solo fatto del bene nella mia vita, ne ho salvato tanti di detenuti che volevano suicidarsi. E ora le calunnie di un delinquente mi stanno distruggendo. Rivoglio la mia divisa, il mio lavoro, la dignità che mi è stata portata via». Ieri ha riavuto tutto questo: «Ho due figli e una moglie distrutti come me da tutta questa brutta storia, ora potrò nuovamente mettermi la divisa, anche se sono un po’ dimagrito». Ha voglia di sorridere, stringe le mani a tutti, compreso il collega Giuseppe Soggiu, imputato di favoreggiamento (difeso dagli avvocati Gabriele Satta e Gerolamo Pala) e assolto anche lui. Così come l’altro agente di polizia penitenziaria Gianfranco Faedda (assistito da Giulio Fais) che ieri non era presente in aula. Quel terribile peso che per anni ha annientato le loro vite è svanito nel giro di pochi secondi. Tutti ieri sono tornati a casa da uomini liberi. Compreso Pino Vandi, l’uomo indicato da Bigella come mandante del delitto, circondato in aula dai suoi familiari e dagli avvocati Patrizio Rovelli e Pasqualino Federici (nel collegio difensivo c’era anche Elias Vacca). (na.co.)

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