La Nuova Sardegna

Pigliaru: «Via tutte le agenzie inutili»

di Umberto Aime

L’assessore Gianmario Demuro porterà in giunta una bozza che ridimensiona tutti gli enti

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CAGLIARI. La parola d’ordine è semplificazione e domani, in Giunta, potrebbe essere presentata la prima bozza della nuova Regione. È quella ribattezzata «2.0», con le spese vive ridotte all’osso, i bilanci calibrati, pochissime consulenze, accentramento delle funzioni sugli assessorati ed esternalizzazioni bandite dovunque.

Nell’aula della Corte dei conti, il governatore Francesco Pigliaru la parola semplificazione l’ha ripetuta più volte prima e dopo le bacchettate dei giudici. Anche se i richiami, forti e decisi, erano rivolti soprattutto al suo predecessore, Ugo Cappellacci. Se al centrodestra la Corte ha contestato di aver messo qualche pezza, giusto quelle indispensabili, ma di «non essere intervenuta con decisione sulla macchina regionale», il centrosinistra pare puntare ai fatti. O almeno sono queste le buone intenzioni dell’assessore agli Affari generali, Gianmario Demuro, che del traguardo efficienza ha fatto il suo credo e ora la coalizione da lui si aspetta «una vera riforma complessiva». Riforma in cui a essere rivoltati non saranno solo gli uffici, leggi direzioni generali e servizi presenti nei dodici assessorati, ma anche il variegato, intricato e spesso spendaccione mondo popolato da agenzie, enti, società controllate e in house. In questi giorni, i primi segnali della Giunta sono stati netti, con la soppressione dell’agenzia Sardegna promozione (passata sotto il controllo dell’assessorato al Turismo) e il colpo di spugna sulla Conservatoria delle coste, con le competenze trasferite all’assessorato all’Ambiente seppure fra molte critiche. I segnali sono stati anche altri: il richiamo severo a Sardegna.It (servizi informatici) sulle spese per il personale e le consulenze, Oppure il procedimento di controllo, non ancora concluso, sugli ultimi bilanci di Area, l’ex Iacp, che potrebbe essere anche commissariata prima della fine del mese. Così com’è stata commissariata l’Arpas, l’agenzia per l’ambiente, mentre di accorpare Argea, Agris e Laore sempre più spesso parla l’assessore all’’Agricoltura, Elisabetta Falchi. Pigliaru è stato chiaro, anche nell’aula della Corte dei conti: «Sulle riforme è indispensabile una forte accelerazione. Tutto deve passare attraverso la semplificazione, Se quello in cui ora è impegnata una delle nostre Agenzie può essere fatto dalla Regione, è evidente che sarà la Regione a farlo». Niente più sovrapposizioni e doppioni, per «evitare che la macchina costi troppo e s’inceppi spesso», o peggio ancora «diventi complicata per i cittadini». Demuro ha detto anche altro di recente, dopo un incontro a Roma sulla riforma del governo Renzi per la pubblica amministrazione: «Vogliamo favorire anche noi il massimo della mobilità del personale fra le varie strutture, mentre adesso è tutto molto complicato e non possiamo intervenire dove ci sono vuoti in organico e uffici ingolfati».

Qualcosa d’importante sul tema è stato aggiunto anche dall’assessore ai Lavori pubblici, Paolo Maninchedda, che dalle sue parti ha più di un problema con Abbanoa e la solita Area-ex Icap. Nell’home page del blog «Sardegna e libertà», ha scritto: «Leggo tantissime critiche ogni volta che si sopprime una direzione generale in Regione. E subito dopo mi sorge spontanea questa domanda: è giusto che esistano direttori generali che governino solo nove persone? Perché qui sta il punto: se noi difendiamo questo modello, alla fine, consumeremo il bilancio a nominare direttori generali. Ai Lavori pubblici – conclude Maninchedda – io ho un solo manager per 250 persone e va bene così».

Si sa che nella bozza Demuro, proprio la mappa delle direzioni regionali è fra quelle che più rischiano di essere rivoluzionate. Sia che passi il modello della Regione Lombardia (un segretario generale, tre direzioni centrali e una direzione per assessorato), oppure della Puglia: tre strutture autonome intorno alla presidenza della Giunta e otto direzioni generali con competenze trasversali rispetto agli assessorati. Domani la scelta fra le due strutture organizzative potrebbe essere ancora più chiara. Poi, subito dopo, l’esecutivo metterà mano agli enti, alle agenzie e alle società controllate e infine chiudere con la riforma degli enti locali. Argomenti su cui di recente il consigliere regionale di Sardegna Vera, Efisio Arbau, ha scritto: «Le spese di funzionamento e la sanità non devono più divorare il bilancio della Regione».

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