La Nuova Sardegna

Confindustria: «Svolta epocale»

di Antonello Palmas
Confindustria: «Svolta epocale»

Per l’associazione il progetto del Qatar può attirare nuovi investitori in Sardegna

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OLBIA. «Una svolta epocale per l'economia dell'isola»: questo rappresenta per Confindustria Sardegna il “sì” all'ex San Raffaele. L'ha affermato la giunta dell'associazione riunita all'aeroporto di Olbia per una seduta straordinaria fissata simbolicamente nel giorno inizialmente indicato come quello delle grandi decisioni. È stata l’occasione per parlare degli investimenti in Sardegna e del perché l'isola non può permettersi di farne a meno.

Il presidente regionale, Alberto Scanu, confermando che l’accordo è stato fissato al primo luglio, ha parlato di un «sì senza riserve a un investimento estero così rilevante, anche qualitativamente. Ma ciò non significa che il “sì” non debba essere comunque responsabile lasciando alle sedi tecniche, in accordo con Qatar foundation e Bambin Gesù, l'individuazione delle soluzioni scientifiche e organizzative rispondenti alle esigenze del sistema sanitario regionale, in modo da non danneggiare o privilegiare nessuno; e alla politica il compito di cogliere una occasione straordinaria decidendo (rapidamente) nell'interesse di tutti i sardi».

Per Scanu gli eventuali ostacoli non sono legati tanto alla difesa di baronati della sanità, quanto piuttosto a una diffidenza atavica che da sempre blocca i progetti in Sardegna. «Ricordiamoci che il concetto di sardità, se scollegato dal resto del mondo, non ha alcun valore», ha detto Maurizio De Pascale (presidente Sardegna meridionale), affermando che puntare all'eccellenza può solo far crescere la concorrenza in maniera positiva. L'operazione San Raffaele è quindi «uno spartiacque», perché la scelta finale avrà comunque un grande impatto su tutti i potenziali investitori internazionali. Per Pierluigi Pinna (presidente nord Sardegna) l'esperienza dell'investimento qatarino può divenire per la Sardegna un esempio e un metodo per far cambiare mentalità, per dare finalmente sbocco a tutte quelle proposte d'investimento, estere, nazionali e locali, impantanate nella cattiva politica, legislazione e burocrazia. Diversi i casi emblematici, come Indorama (che a Ottana produce Pet), cui era stato promesso il gas metano al momento della scelta di investire nell'isola, ma che è rimasta beffata dal mancato arrivo del gas; o quello della Antica Fornace Villa di Chiesa, industria di alta qualità nella produzione di guarnizioni in gomma per tutto il mondo, che a Bolotana deve fare i conti con l'assenza di una copertura Adsl e di acqua.

Quindi Confindustria ha fornito i numeri sulla scarsità di investimenti esteri nell'isola nonostante la Sardegna abbia molti motivi per attrarli: la centralità mediterranea, con hub portuali e aeroportuali di rilievo; la straordinaria ricchezza, varietà e tipicità ambientale; il clima; la bassa densità demografica; l'identità e la riconoscibilità geografica internazionale; l’assenza di criminalità organizzata; la qualità della vita; le diverse eccellenze nel turismo, nella ricerca, nelle Ict e nelle start up innovative. Ecco perché il “sì” al San Raffaele – hanno ribadito Pierluigi Pinna, Roberto Bornioli e Giuseppe Ruggiu (Confindustria Nord sardegna Nuoro e Oristano) – rappresenta per altri potenziali investitori un importante segnale di svolta.

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