I precedenti: tante vite spezzate
Diversi i casi nell’isola in cui i genitori hanno ucciso i bambini prima di farla finita
SASSARI. Scegliere di farla finita e di portare con sè anche i propri figli. Un gesto di protezione estrema, per non lasciarli soli in un mondo da cui si è scelto di andare via. O forse un dispetto, una vendetta, nei confronti di chi rimane in vita, spesso un coniuge con cui i rapporti, per mille motivi, sono deteriorati. A pagare, in ogni caso, sono loro sempre: i bambini. Senza alcuna colpa e senza un vero motivo, vengono trascinati nelle tenebre dagli adulti che hanno deciso di smettere di lottare e di amare la vita. La tragedia di ieri molto probabilmente avrà un lieto fine, perché il volo della commerciante cagliaritana di 35 anni, che si è lanciata dal quinto piano dell’hotel Panorama insieme alle figlie, miracolosamente non ha causato vittime. Ma in passato, più volte, l’isola è rimasta attonita e sconvolta per gesti estremi, come quello di ieri pomeriggio, che hanno spezzato insieme vite di genitori e figli. A metà anni Ottanta una giovane mamma straniera aveva scelto di farla finita, nel suo appartamento nel centro storico di Sassari, e prima di soffocarsi con una busta di nylon in testa aveva riservato lo stesso trattamento alla sua bambina. Un’altra donna straniera pochi anni dopo, nei primi anni Novanta, aveva deciso di chiudere i conti con la vita e nel suo volo dalla diga sul Temo aveva portato con sè anche la sua bimba. Due tragedie che avevano sconvolto le comunità in cui erano avvenute. Come quella drammatica capitata nel 2002 a Porto Frailis, un piccolo centro della costa centrorientale dell’isola, tra Tortolì e Arbatax. Un insegnante di poco meno di cinquant’anni aveva risolto, uccidendo le sue due bambine di 7 e 9 anni e poi togliendosi la vita, i problemi con la compagna. I rapporti tra i due erano tesissimi. Una mattina di agosto di dodici anni fa aveva chiesto alla donna di avere le bambine per portarle in spiaggia. Prima il rifiuto, poi la minaccia di lui e l’intervento pacificatore della madre di lei. Alla fine l'uomo aveva ottenuto le figliolette, con l'impegno di riportarle alla madre al tramonto. Invece era andato a casa, e con un coltellaccio, con una lama di circa 20 centimetri si era avventato sulla più piccina, sdraiata sul lettino davanti alla tv. Otto, nove colpi, mentre la sorellina assisteva alla scena atterrita. Poco dopo la stessa sorte era toccata a lei. Dieci colpi all'addome non le avevano dato scampo. Poi l’insegnante aveva rivolto il coltellaccio su di sé morendo all’istante. (l.f.)
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