La Nuova Sardegna

Romeo Scaccia «Il mio pianoforte al servizio del cinema»

Il musicista premiato al Sardinia Film festival La sua attività nel mondo delle colonne sonore

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SASSARI. “Per le sue spiccate qualità artistiche e per la costante ricerca di nuove espressioni artiche fra arte visiva, recitazione, musica che favoriscono essenziali strumenti per la formazione e gli scambi culturali”. Con questa motivazione Romeo Scaccia ha ricevuto sabato sera, in occasione della serata finale della IX edizione del Sardinia Film Festival, la medaglia di rappresentanza del Presidente del Senato, riconoscimento speciale attribuito annualmente dalla manifestazione internazionale di cortometraggi organizzata dal Cineclub Sassari. Pianista di fama internazionale, cagliaritano ma nato ad Addis Abeba in Etiopia, Scaccia ha un rapporto importante con il cinema come compositore di colonne sonore: «Non solo per lavoro, mi piace il cinema anche come spettatore e in tutti i suoi aspetti - racconta il musicista - Sono un divoratore di immagini. Anche quando compongo della musica per pianoforte solo, mi immagino sempre delle azioni, sento un connubio fortissimo tra il suono e l'immagine».

Quali sono le difficoltà principali di fare musica per il cinema?

«Per me è molto importante capire nel profondo il progetto, la stessa azione scenica del film. Più riesco a entrare in simbiosi con questa, meglio riesco a tirar fuori dalle immagini quei temi musicali che devono accompagnarle. La cosa importante secondo me è proprio essere al servizio delle immagini, senza prevalere su di esse».

In Sardegna ha lavorato soprattutto con Peter Marcias.

«Ma anche Francesco Casu, Sergio Naitza. Mi piace molto lavorare anche qua in Sardegna perché trovo una sintesi di ciò che è la cultura popolare, della nostra tradizione, e cerco di dare quel linguaggio moderno, cinematografico che è di apporto alle immagini. Soprattutto quando si tratta di storie prettamente sarde».

E all’estero?

«Soprattutto negli Stati Uniti. A breve dovrebbe uscire un film del regista Justine Ambrosino che ho conosciuto in California anni fa. Con il corto “The 8th Samurai” vincemmo il Los Angeles Festival».

Quando il rapporto del compositore con il regista può risultare complicato?

«Ci sono modi di lavorare diversi a seconda del regista. Con Justine Ambrosino si è creato per esempio un rapporto molto bello e si lavora già insieme in fase di sceneggiatura. Un metodo che a me piace molto. Altre volte si può essere coinvolti solo nella parte finale, dopo il montaggio. A Hollywood, quando si lavora su grandi produzioni, non si ha molte volte il tempo di entrare così in profondità e spesso nei blockbuster c'è sempre una stessa metodologia che diventa un po' una catena di montaggio. Chi fa l'orchestrazione, chi i suoni… Viene fuori un prodotto professionale certamente, ma magari un po' omologato».

Il pianoforte è lo strumento principe delle colonne sonore?

«Probabilmente è lo strumento più evocativo, perché ha quel timbro, quella ariosità capace di creare l'atmosfera perfetta per le immagini».

Quali sono i suoi compositori preferiti?

«Beh, quando si parla di colonne sonore i primi nomi che mi vengono in mente sono Ennio Morricone e John Williams. Rapprentano un po’ i grandi classici. Ma ce ne sono tanti bravi, che mi piacciono molto. Come Hans Zimmer o Alexandre Desplat che sarà presidente della giuria alla Mostra del cinema di Venezia».

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