Dal falegname all’idraulico è rivolta contro il decreto
La maggior parte degli artigiani dichiara che non si convertirà al bancomat Da Sassari a Olbia e Nuoro è un coro unanime: è una legge che ci penalizza
SASSARI. C’è chi minaccia di chiudere bottega e chi annuncia di non avere nessuna intenzione di cedere al Pos. Tra artigiani, commercianti e professionisti in pochi plaudono alla decisione del Governo di far scattare l’obbligo al dispositivo per bancomat e carte di credito da portarsi anche appresso. Anche se la mancata previsione delle sanzioni attenua parecchio le preoccupazioni. «Si sono dati la zappa sui piedi – afferma Roberto Canalis, titolare di una piccola impresa di falegnameria a Sassari –. Se gli italiani sanno che non ci sono sanzioni la legge non la rispetteranno mai. Io penso di adeguarmi, devo andare alla mia banca per vedere quanto mi costa, ma per ora aspetto di capire come la cosa si evolverà. Nel frattempo continuerò a lavorare come prima. E a fare la ricevuta fiscale». Antonio Raimondo è un elettricista del Sud Italia, da 10 anni a Olbia. Per lui l’obbligo del Pos è una dichiarazione di guerra. «Ci vogliono portare sul lastrico. Non facciamo altro che pagare, pagare, pagare. Ora anche questa nuova imposizione. Io non me la posso permettere, se mi obbligano sarò costretto a chiudere. Eppure chi ha fatto il decreto è stato il primo a rendersi conto che si trattava di un errore. Se una legge è giusta prevede delle sanzioni in caso di trasgressione. In questo caso non hanno previsto nulla. Evidentemente sono loro i primi ad avere dei dubbi. O forse interessa solo che qualcuno ci guadagni dalla vendita dei Pos». Anche Ugo Cantelli, titolare di una ditta di pulizie a Olbia, si dice irremovibile sul suo no al Pos. «Finché mi verrà imposto un obbligo senza prevedere multe io non mi adeguerò. Perché non mi conviene, perché le spese sono tutte in capo a me. Se il costo di gestione fosse gratuito non avrei nessun problema, ma in questo caso mi toccherebbe spendere tra i 1000 e i 1300 euro per un servizio che io, tra l’altro, utilizzo poco. La mia ditta lavora più che altro con le strutture ricettive ed è raro che un cliente voglia pagare con bancomat o carta. Quindi, finché la legge rimane questa io rimango senza Pos». «Non mi sono adeguato – dice anche Flavio Lambroni, elettricista sassarese –. Io con il privato cittadino lavoro poco ed è raro che mi venga richiesto di poter pagare con il bancomat, ma se sarò costretto mi prenderò anche io questo Pos. Anche se per ora l’assenza di sanzioni mi fa pensare che sia una mezza bufala». «Pensano che così si sconfigga l’evasione fiscale, ma chi non vuole pagare le tasse continuerà a non farlo – aggiunge l’idraulico Franco Dettori, di Sassari –. Noi il Pos lo abbiamo in negozio e se qualche cliente vuole pagare con il bancomat o la carta può venire tranquillamente». Più possibilista sulla dotazione del Pos è Christian Cossu, titolare di un’impresa di infissi e tapparelle a Nuoro. «Siamo ancora in una fase di decisione, ma pensiamo di adeguarci. Certo, è un costo in più che va ad aggiungersi ai tanti che già abbiamo. Ma se lo impone la legge non avremo alternative. Anche se ci sono ancora troppi aspetti da chiarire. Sono andato a informarmi in banca, ma neanche loro sapevano più di tanto». Emanuele Cugusi fa lo spazzacamino a Fonni e lavora esclusivamente a domicilio. Anche per lui la dotazione del Pos «è una spesa esagerata, finché la situazione rimane questa è meglio aspettare», ma non nasconde che tanti clienti, pur di risparmiare qualche euro, sono disposti a pagare in nero. «Vogliono quasi tutti pagare con i contanti perché sperano in uno sconto – racconta –. Ma a me non interessa. Io non accetto mai perché le tasse le devono pagare tutti. Punto. Senza contare che se vieni beccato, anche per pochi euro evasi, rischi la rovina». (al.pi.)
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