L’avvocato: «I costi aggiuntivi andranno a ricadere sulle parcelle»
Non un obbligo ma solo un onere. Il Consiglio nazionale forense ha inviato una nota ai presidenti degli ordini degli avvocati per fornire alcune precisazioni sul decreto che ha imposto il Pos ai...
Non un obbligo ma solo un onere. Il Consiglio nazionale forense ha inviato una nota ai presidenti degli ordini degli avvocati per fornire alcune precisazioni sul decreto che ha imposto il Pos ai professionisti. Compresi appunto gli avvocati. «La legge introduce un onere e non un obbligo giuridico – scrive il presidente Guido Alpa – e il suo campo di applicazione è necessariamente limitato al caso in cui sia il cliente a richiedere all’avvocato di pagare con carta di debito. Qualora il legale ne fosse sprovvisto si determinerebbe la fattispecie della mora del creditore, che, come noto, non libera il debitore dall’obbligazione. Visto che nessuna sanzione è prevista in caso di rifiuto di accettare il pagamento tramite bancomat o carta di credito». La richiesta di saldare la parcella con carta di debito, tra l’altro, tra gli avvocati è molto inusuale. «In 15 anni di professione non mi è mai accaduto – racconta Carlo Selis, avvocato olbiese del foro di Tempio –. Ma al di là di questo aspetto io non sono contrario a prescindere al decreto, ma non in questi termini. Oggi dotarsi di un Pos ha un costo non trascurabile che inevitabilmente andrebbe a ripercuotersi sul cliente. Cliente che tra l’altro non ha per forza un conto corrente in banca. Sono sempre più numerosi oggi quelli che ne sono sprovvisti. Soprattutto pensionati, ma anche lavoratori con stipendio».
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