La Nuova Sardegna

concordato preventivo

Saremar sulla soglia del fallimento, 200 posti a rischio

di Marco Bittau
Saremar sulla soglia del fallimento, 200 posti a rischio

OLBIA. È giunta a una svolta l’odissea della Saremar, semi affondata sotto il peso di quasi 11 milioni di debiti. La società regionale ieri ha formalizzato la richiesta di ammissione al concordato...

2 MINUTI DI LETTURA





OLBIA. È giunta a una svolta l’odissea della Saremar, semi affondata sotto il peso di quasi 11 milioni di debiti. La società regionale ieri ha formalizzato la richiesta di ammissione al concordato preventivo e da questo momento per i 200 lavoratori marittimi e per il futuro stesso della compagnia di navigazione che cura i collegamenti con le isole minori (La Maddalena e San Pietro, ma anche la Corsica) scatta l’allarme rosso.

Si muove la Filt Cgil regionale che sollecita subito un incontro con la Regione. C’è da riattivare il tavolo della privatizzazione e la tutela dei lavoratori e le garanzie societarie, infatti, passano necessariamente per un accordo sindacale da raggiungere al più presto. Altrimenti si navigherà a vista in un mare pieno di insidie.

Alle soglie della procedura fallimentare Saremar è giunta al termine di una parabola discendente iniziata con la giunta regionale Cappellacci. Fino a quel momento la società di navigazione (passata alla Regione dalla Tirrenia nel 2009) viaggiava spedita (e con i bilanci sani) verso la privatizzazione. Il presidente Cappellacci e l’assessore Solinas però frenarono bruscamente congelando quel disegno di cessione ai privati. La Saremar, infatti, nel frattempo era diventata strumento necessario per varare la flotta sarda. Un’avventura finita presto in un mare di debiti (un milione e 700 mila euro nel bilancio 2012) e sanzionata da una direttiva Ue che ha costretto la Saremar a restituire quasi 11 milioni di euro alla Regione, indebitamente finanziatrice nel libero mercato dei trasporti marittimi. Insomma, una Caporetto finanziaria finita con un bagno di sangue per la società regionale che certamente oggi non dispone autonomamente dei soldi da restituire alla Regione matrigna. A questo punto, due le soluzioni possibili: portare i libri contabili in tribunale per una dichiarazione di fallimento oppure chiedere l’ammissione al concordato preventivo. Cosa peraltro possibile visto che proprio la Regione è l’unico creditore in campo.

«Chiediamo subito un incontro alla Regione perché questo nuovo scenario è preoccupante – dice Franco Monaco, della segreteria Filt Cgil regionale – è chiaro, infatti, che bisogna far ripartire subito il percorso di privatizzazione della Saremar, ma è altrettanto chiaro che in questa situazione, con l’ammissione al concordato preventivo che è comunque una proceduta fallimentare, la tutela dei lavoratori, sia occupazionale che retributiva, è molto più debole.

Soprattutto non è automatica, ma necessita un’affermazione attraverso un accordo sindacale che, a questo punto, diventa necessario. Inoltre, un tavolo negoziale è necessario anche per scongiurare il rischio che la privatizzazione si trasformi in una vendita spezzatino. Sarebbe un disastro, con la società smembrata e i lavoratori esposti ai venti del mercato».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il raid

Undici furgoni a fuoco nella notte: attentato contro un’azienda logistica del sud Sardegna – Le indagini

Le nostre iniziative