Esposto a Milano contro l’accordo
I curatori del concordato fallimentare chiedono di conoscere il ruolo delle banche nella cessione
OLBIA. C’è un’ombra che si proietta sulla felice conclusione dell’affare San Raffaele. È quella di un esposto presentato alla Procura di Milano da parte dei tre commissari che gestiscono il concordato fallimentare della fondazione San Raffaele Monte Tabor. I tre, nominati dal tribunale fallimentare di Milano nel 2011, sono Salvatore Sanzo, Rolando Brambilla e Luigi Saporito, e dopo aver preso le distanze a fine 2013 dalla firma del protocollo d’intesa fra Qatar Foundation, Regione e Bambin Gesù, ora chiedono alla magistratura di chiarire il ruolo che hanno giocato nelle trattative di cessione dell’edificio alle porte di Olbia, il pool di banche che avevano finanziato la costruzione del San Raffaele. Anzi, sempre i tre commissari vogliono capire se addirittura queste banche hanno contribuito ad aggravare il passivo della fondazione e se siano stati violati i principi di trasparenza e competitività nelle trattative di cessione.
Un bel guazzabuglio, che finisce sul tavolo della procura milanese. Le banche sarebbero, secondo quanto rivelato nei giorni scorsi da un articolo del Sole 24 ore, in tutto sei. Che a suo tempo avevano liberato circa 113 milioni di euro per finanziare l’investimento del San Raffaele mentre 75 milioni sarebbero stati i milioni spesi effettivamente nel cantiere di Olbia. Alla Fondazione Monte Tabor sono stati dati in leasing 36,2 milioni dalla Leasint, 28,9 milioni dalla Sardaleasing, 18,1 milioni dalla Mps leasing & factoring, 18,1 milioni da Iccrea Banca Impresa e 11,5 dalla Abf leasing, per un totale, appunto di 113 milioni di euro.
Per i commissari Sanzo, Brambilla e Saporito, insomma, la vendita è stata trattata saltando la procedura fallimentare. Già a inizio di quest’anno questo fatto era stato fatto emergere. Nessuno aveva contattato e coinvolto i tre nella trattativa di cessione. Eppure, secondo Repubblica.it, i commissari avevano anche chiesto un incontro al presidente della Regione allora in carica, Ugo Cappellacci. Senza però avere alcuna risposta. I commissari stanno lavorando su un fallimento in cui, nei libri contabili, compare circa un miliardo di euro alla voce debiti. Il San Raffaele rappresenta comunque una fetta importante, visto che sull’immobile pende un muto ipotecario di circa 75 milioni di euro. E per la cessione i commissari avevano fissato una base d’asta di 25 milioni. Ma tutta questa procedura, secondo quanto viene ventilato dai commissari, sarebbe stata saltata.
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