La Nuova Sardegna

San Raffaele, arriva l’ultimo sì

di Umberto Aime
San Raffaele, arriva l’ultimo sì

Ora mancano solo pochi dettagli per la firma finale tra Regione, Qatar e Bambin Gesù

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CAGLIARI. Sul San Raffaele, ora Giunta e Consiglio regionale hanno la coscienza a posto. Con un voto unanime, scontato, la commissione Sanità ha messo in poche ore il timbro sulla proposta di delibera dell’accoppiata Pigliaru-Arru, presidente della Regione e assessore alla Sanità. È l’atto amministrativo con cui dopo 26 anni d’attesa, partenze fasulle, fallimenti e rischi che «restasse un’incompiuta a vita», il nuovo ospedale di Olbia può cominciare a esistere per davvero. La politica ha fatto la sua parte: doveva dire sì in sette giorni, sono bastate sette ore, fra martedì e ieri, perché tutti avevano voglia di «stappare lo spumante». Entro questa settimana la Giunta approverà la delibera definitiva e poi il mazzo di carte ritornerà nelle mani della Qatar Foundation, l’investitore, e del Bambin Gesù di Roma, partner scientifico, per la stesura del contratto. Sì, all’appello manca solo quel carteggio, sarà materia esclusiva di chissà quanti avvocati e notai, per riaprire il cantiere dello «scatolone bianco» alle porte di Olbia, poi incrociare le dita (nessuno vuole intoppi) e puntare a questa data per l’inaugurazione: il 25 marzo del 2016. Prima è ovvio ci dovrà essere la firma ufficiale sul contratto ma su questa data fondamentale il presidente Pigliaru non si è voluto sbilanciare: «Sarà a breve». Forse alla fine della prossima settimana, o al massimo fra due.

È realtà. Doveva essere tutto facile, ma l’ultima tappa, il voto in commissione, qualche impiccio l’ha avuto. Dopo l’insistenza di ventiquattr’ore prima, il centrodestra ha chiesto e ottenuto (senza per la verità grandi resistenze) che nel documento finale aumentassero le garanzie, per evitare «future e spiacevoli sorprese».

A cominciare da una verifica attenta e continua sul «soggetto imprenditoriale» che sarà accreditato alla rete ospedaliera regionale. Insomma, non basta dire Qatar Foundation e Bambin Gesù, «dobbiamo sapere con chiarezza non solo chi firmerà il contratto, ma anche quale società gestirà il San Raffaele», questo chiedeva la minoranza e l’ha ottenuto. Così come la stessa Qf e gli altri suoi partner scientifici – è scritto in un altro passaggio del documento – «dovranno indicare con precisione l’entità degli investimenti e la cronologia del piano industriale». Soldi (si sa che in ballo ci sono 1,2 miliardi spalmati in dieci anni) e i tempi «devono essere una certezza» e «non potranno esserci dal momento della firma del contratto modifiche in corsa». Terza garanzia è che «i futuri passaggi sull’accreditamento dei 242 posti letto siano sempre garantiti da un’istruttoria da parte del Nucleo tecnico per le autorizzazioni sanitarie». Ottenute queste clausole per iscritto, la minoranza ha avuto dal governatore anche altre due parole d’onore. La prima è quella «di una verifica continua del reale investimento privato rispetto agli impegni economici della Regione», che come si sa ha previsto una spesa massima di «55,6 milioni l’anno per la convenzione con la struttura ospedaliera privata». La seconda è «l’impegno della Giunta a una verifica attenta delle procedure di acquisizione delle strutture finora costruite (intorno al 77 per cento del progetto esecutivo) da parte dei nuovi proprietari dal concordato fallimentare della Fondazione San Raffaele Monte Tabor». È la vecchia società del prete-imprenditore Don Verzè, quella travolta dai debiti e che fino a poco tempo fa ha rischiato di fallire nelle aule del tribunale civile di Milano. Ma quella procedura non è ancora chiusa e quindi spetterà alla Regione verificare che non ci siano incidenti di percorso nel passaggio della proprietà dai curatori fallimentari alla Qf».

Il documento. In quello votato dalla commissione c’è anche tutto il resto che si sapeva. L’impegno che buona parte dell’investimento sarà nei centri di ricerca scientifici transnazionali, in cui saranno coinvolte anche le università di Cagliari e Sassari, più il Crs4. Subito dopo, l’impegno che «gran parte delle assunzioni dovranno essere di sardi» sia nel riavvio del cantiere, sia quando «l’ospedale comincerà a ingaggiare il personale medico e paramedico». L’ultima raccomandazione: «Dal Governo aspettiamo in tempi rapidi la legge che allarga per tre anni in Sardegna la griglia dei posti letto e per lo stesso periodo non obbliga l’isola a ridurre la spesa sanitaria privata». Senza questa legge, addio alle prossime bottiglie di spumante.

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