Ad Arbus devastati oltre 2mila ettari
L’incendio ha circondato il paese, decine di animali uccisi. Il sindaco chiederà lo stato di calamità
ARBUS. Uno scenario spettrale ha accolto gli abitanti di Arbus dopo una notte passata insonne a osservare impotenti e con la paura addosso. Quel bagliore rosso fuoco che ha illuminato l’oscurità attorno al paese. Dove fino a poche ore prima dominava il verde intenso dei boschi di lecci, sughere e pini e quello appena più tenue degli orti e dei frutteti, adesso è tutto grigio e nero. I colori della cenere e dei tronchi ancora fumanti. Un immenso cimitero di 2mila ettari con gli scheletri delle piante bruciate e la terra ricoperta da una spessa coltre di cenere. Altro non è avanzato dall’immenso rogo scatenato da mani assassine nella sinuosa vallata sotto le pendici del compendio montano del Linas, nei territori di Arbus e Gonnosfanadiga. Uno spettacolo terrificante a cui gli arburesi hanno assistito minuto per minuto. Di notte pochi hanno dormito, in migliaia hanno scrutato il gigantesco falò che ardeva lungo tutto il versante sud, con la paura che il vento di scirocco indirizzasse le fiamme verso l’abitato. E poco c’è mancato. Le lingue di fuoco sono arrivate a poche decine di metri dalle case del colle Belvedere. Poi c’è stato un cambio di vento e le fiamme si sono dirette verso i boschi di Sibiri, Rio Martini e Bidderdi, allontanandosi a distanza di sicurezza dal centro urbano. Ma nel loro passaggio hanno devastato decine di aziende agrarie e due agriturismo (gli ospiti sono stati evacuati e alloggiati in altre strutture ricettive), ucciso centinaia di animali d’allevamento e selvatici, incenerito pali elettrici e telefonici. Alcuni allevatori hanno avuto modo di mettere in salvo cavalli, pecore, capre e pollame, ma hanno perso tutto il resto. Difficile al momento quantificare i danni, ma si parla di cifre milionarie. L’amministrazione comunale chiederà il riconoscimento dello stato di calamità. Solo alle prime luci dell’alba di ieri sono potute riprendere le operazioni di spegnimento. Sono tornati due Canadair e quattro elicotteri, le decine di squadre a terra di vigili del fuoco, Corpo forestale, Ente foreste, Protezione civile, compagnie barracellari e volontari hanno ripreso posizione lungo tutto il fronte dell’incendio. Carabinieri e vigili urbani hanno provveduto alla sicurezza stradale lungo la provinciale per Gonnosfanadiga e la statale 126 per Fluminimaggiore, dove le fiamme hanno in più punti saltato la carreggiata. Come avvenuto fin da avantieri pomeriggio quando la situazione si è fatta critica.
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