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Caso Porto Cervo, l’ok a 7mila metri cubi

 Caso Porto Cervo, l’ok a 7mila metri cubi

Ma dal Comune di Arzachena spiegano: «Era un atto dovuto in un’area già affollata di villette»

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ARZACHENA. Cemento legale, ma immorale. Si sviluppa su questo binomio la polemica sul via libera del Consiglio comunale a 7mila nuovi metri cubi a Porto Cervo. L’ok è arrivato seguendo l’iter di legge. Prima il passaggio in commissione, poi in aula. Tutto in regola. Tecnicamente si chiama “lotto intercluso” ed è previsto dalla normativa regionale. Il Piano casa concede nuovi metri cubi se il terreno si trova circondato, in parte o completamente, da altri lotti urbanizzati. È quanto è accaduto alla richiesta di 7mila metri cubi della società Fb immobiliare da realizzare su un ettaro con vista sulla marina di Porto Cervo. L’area, in base al vecchio piano di fabbricazione degli anni Settanta, viene classificata come «zona di espansione residenziale permanente integrata con iniziative turistiche». Arzachena non ha ancora un piano urbanistico. In quarant’anni nessuna amministrazione ha portato a casa il risultato, spacciato come semplicissimo in campagna elettorale. Lo sviluppo edilizio di Arzachena si fonda ancora oggi sul Pdf, il piano di fabbricazione che sa ormai di preistoria. Valutazione di poco conto per il Piano casa che permette di costruire, anche a due passi dal mare. Purchè i lotti siano affiancati o integrati, in termini di infrastrutture, con l’ambito urbano. Per l’architetto Sandro Roggio un via libera all’ennesimo scempio paesaggistico in Costa Smeralda. Opposta la versione del sindaco di Arzachena, Alberto Ragnedda. «Un atto dovuto – spiega il primo cittadino –. Qualsiasi giudice darebbe ragione al privato in caso di diniego. Abbiamo prestato grande attenzione a questa pratica. Il presidente della commissione Urbanistica ha anche organizzato un sopralluogo a Porto Cervo insieme ai commissari della minoranza. Dalla visita in loco con i tecnici è emerso con evidenza che si tratta di un lotto intercluso, non per in percentuale minima, ma a 360 gradi. L’area, che oggi è un deposito di materiali edili è circondata da ville e casette tecniche realizzate negli anni Settanta. Si trova in un’area urbanizzata, non vergine. In questo secondo caso non avremmo autorizzato nemmeno un mattone. Ancora non è stato presentato il progetto. Ma di certo non si tratterà di condomini o palazzi». La pratica è passata con tutti i voti dei consiglieri di maggioranza presenti, nove; tre gli assenti; astenuti i cinque componenti della minoranza. (se.lu.)

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