La Regione punta sulle grandi opere
La giunta studia un altro modo di utilizzare il Fondo sociale di coesione. Gli imprenditori: «Serve meno burocrazia»
CAGLIARI. Il Sud è l’area del nostro Paese più colpita dalla crisi economica e lo sviluppo può venire solo con investimenti e credito agevolato, cioè con la formula che fu alla base della Cassa per il Mezzogiorno. Paolo Savona, monetarista, ex ministro dell’Industria nel governo Ciampi, protagonista nei primi anni Ottanta del salvataggio del Cis dopo l’era della chimica di Rovelli, non ha avuto timore di dirlo apertamente: «Serve una struttura simile a quella della prima Cassa per il Mezzogiorno», ha detto alla presentazione di un suo libro a Oristano. Si tratta di rilanciare le opere pubbliche - e la Sardegna ha un indice molto basso di infrastrutture - con un sistema che vede insieme le istituzioni regionali e la Banca europea per gli investimenti. Non è un caso il riferimento alla prima fase della Casmez che coincise con le grandi opere che in Sardegna si possono raffigurare nella diga sul Flumendosa. «Dopo quel periodo, la Casmez ha smesso di fare opere pubbliche e ha preso la strada dell’assistenza», è la tesi di Savona che ne motiva così il fallimento. (Sarebbe stata l’Agensud a subentrare alla Cassa sino alla fine e al fallimento dell’Intervento straordinario nel Mezzogiorno). Nel momento in cui il divario Nord-Sud è raddoppiato, si tratta di recuperare i principi che portarono l’allora governatore di Bankitalia, Donato Menichella, il leader repubblicano Ugo La Malfa e il presidente della Cassa, Gabriele Pescatore, a progettare un organo tecnico della programmazione nazionale. Sulla proposta di Savona, al di là della formula Casmez, la giunta Pigliaru è già al lavoro da cento giorni: l’intenzione è quella di usare diversamente il Fondo sociale di coesione partendo dai «contratti di disponibilità» che consentirebbero alla Regione di non indebitarsi sull’importo totale di un’opera da realizzare ma solo su una quota fissa per un determinato numero di anni. Allo stesso tempo, questo passaggio permetterebbe un accordo con le banche le quali si troverebbero nelle condizioni di anticipare il costo delle infrastrutture basandosi sulla garanzie della Regione. Un modo per dare fiato alle opere pubbliche, settore vitale per poter creare sviluppo e lavoro. Contro la crisi, insomma, deve entrare in campo la creatività.
L’imprenditore Maurizio De Pascale, ex presidente dei costruttori della Confindustria, non può che apprezzare le iniziative che possono sbloccare le opere pubbliche ma mette in guardia dal pericolo burocrazia: «Quella sorta di melassa, l’insieme di normative che hanno sinora impedito di lavorare. Si deve sbloccare l’apparato. Vi dico l’ultima: ho ricevuto la convocazione di una Conferenza dei servizi per certificare... la certificazione di un ente».
Costruzioni ed esportazioni sono considerate da tutte le organizzazioni del mondo produttivo (e dagli economisti) come il motore per uscire dalla crisi. Francesco Porcu, segretario della Cna, spiega: «Molto del nostro futuro è legato alla programmazione dei fondi europei 2014-2020. E su questo servono scelte coraggiose e quindi concentrare le risorse europee su pochi obiettivi strategici».
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