In 50mila stregati dalla corsa dei cavalieri
Grande folla intorno al santuario per l’evento tra spettacolo e devozione Una sola caduta in una giornata perfetta, che ha entusiasmato i turisti
INVIATO A SEDILO. Emozione, polvere e tradizione. In cinquantamila, arrivati da ogni angolo dell’isola, hanno trattenuto il fiato anche ieri pomeriggio nell’anfiteatro naturale di Santu Antinu a Sedilo, quando la prima pandela Tonino Nieddu ha lanciato il suo cavallo al galoppo giù da «su frontigheddu» e si è infilato, protetto dalle altre pandele (Fabio Muredda seconda e Gian Battista Manca terza) e da «sas iscortas» nell’arco che rappresenta la porta d’ingresso al vero teatro dell’Ardia.
Anche stavolta - dicono a Sedilo - il santo guerriero Costantino Magno Imperatore ha esaudito i voti dei protagonisti della sfida rievocativa della battaglia di Ponte Milvio tra lui e Massenzio. La sfida equestre ultrasecolare di Monte Isei - i primi documenti sono del Seicento - è da sempre considerato un evento riuscito quando tutto fila liscio, senza incidenti: questo il primo punto fondamentale nel giudizio sul giorno più importante dell'anno nel calendario sedilese. E anche ieri è stata una festa.
L’applauso liberatorio dei cinquantamila spettatori, impolverati e bruciacchiati da un sole cocente, ha abbracciato i circa cento cavalieri che hanno concluso l’Ardia senza intoppi. Uno solo, disarcionato in uno dei passaggi più rischiosi, se l'è cavata con qualche graffio, prima di rialzarsi e iniziare a concentrarsi per l’Ardia di stamattina. Quella di ieri, come da tradizione è iniziata alle 18.30 davanti alla chiesa di San Giovanni Battista, quando don Battistino Mongili, sedilese, alla sua seconda Ardia da parroco del paese, ha affidato i vessilli alle tre «pandelas» e a «sas iscortas», i tre cavalieri scelti dalle tre pandele che hanno l'arduo compito di tenere a bada i cavalieri affinché, al momento della partenza, non superino i capicorsa. Poi l’arrivo nel grande catino del santuario, stracolmo di gente pronta a soffrire insieme ai cavalieri. Dalla collinetta di Su Frontigheddu la discesa del corteo con il sindaco Umberto Cocco e don Battistino Mongili, scortati dai carabinieri a cavallo, è il segnale che la corsa sfrenata in onore di San Costantino sta per partire. La folla freme, da quel momento ogni frazione di secondo è buona per il capocorsa. La partenza la decide soltanto lui, un cenno d'intesa con sas pandeleddas e via, quasi a sorpresa. Tonino Nieddu sente su di sè gli occhi di cinquantamila persone, ma rimane freddo, sprona il cavallo giù per la ripida discesa. Il primo tratto rappresenta il pericolo maggiore. La polvere e le preghiere degli spettatori avvolgono i cavalieri per alcuni interminabili minuti. Velocissimi e incolumi attraversano «su portale», l'arco del santo e risalgono verso la chiesetta settecentesca. Tutti i tentativi di superare il capocorsa sono vani. Il lungo applauso liberatorio è il segnale festoso dello scampato pericolo. Dopo i giri a passo intorno alla chiesa Tonino Nieddu riporta tutti giù verso «sa muredda». L’Ardia sta per concludersi: dopo i giri al centro del anfiteatro naturale si ritorna sul al galoppo verso la chiesa. Per l’applauso finale che dà il via alla festa. Stamattina alle 7 si replica.
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