Trivelle incompatibili con l’ambiente
Depositate le osservazioni dei Comuni contro le ricerche della Schlumberger al largo dell’isola
SASSARI. Incompatibilità ambientale del progetto e insostenibilità degli impianti sulla fauna marina: è in riferimento a queste due valutazioni che i sindaci dei Comuni hanno basato le osservazioni inviate al ministero dell’Ambiente e alla Regione per dire no al progetto della Società Schlumberger Italiana che intende ricercare petrolio con «bombe sismiche» nelle coste nord-occidentali della Sardegna. Ieri era il termine ultimo per depositare le osservazioni, e quelle presentate sono tutte incentrate sull’applicazione del fondamentale «principio di precauzione». In questa direzione si sono mossi i sindaci di Porto Torres, Bosa, Alghero, Magomadas, Tresnuraghes e Narbolia che si sono riuniti venerdì nel municipio di Bosa, e ai quali si è aggiunto anche Sassari.
La Regione ha cercato di stemperare le tensioni, sottolineando che nessuna decisione è stata presa finora, ma in considerazione di esperienze che hanno riguardato altre realtà italiane, gli amministratori locali - sostenuti anche da alcune associazioni ambientaliste - chiedono chiarezza immediata e garanzie certe.
Le aree interessate dalla ricerca di idrocarburi rivestono tutte importanza strategica, specie per la complessa e straordinaria vita dei cetacei (alimentazione, allattamento, riproduzione, migrazione, socializzazione e riposo) che viene già disturbata da altre attività antropologiche. E lo stress aggiuntivo - utilizzo di cannoni ad aria compressa con intensità sonora tra 240 e 260 decibel - rappresenterebbe un pericolo grave, con danni per i cetacei, fino alla morte. Nella maggior parte degli episodi di spiaggiamento dei cetacei, i fattori di inquinamento acustico e ambientale - come è stato evidenziato anche nelle osservazioni presentate dai sindaci dei comuni interessati - rappresentano costanti concause della morte dei mammiferi marini.
L’obiettivo degli oppositori al progetto della texana Schlumberger è anche quello di non minimizzare l’intera portata dell’iniziativa, frazionata in diverse fasi. Nel caso si evidenzi un’area sottomarina di interesse minerario, infatti, è prevista la realizzazione di un pozzo esplorativo che può raggiungere la profondità di migliaia di metri. E se si decidesse di proseguire l’attività estrattiva, in ultima fase verrà costruita una piattaforma permanente con attività di stoccaggio e trasporto di idrocarburi, con strutture a terra e una crescita a dismisura del traffico navale. Senza escludere la possibile realizzazione di un impianto di raffinazione - a terra o a mare - per la eventuale desolforazione degli idrocarburi non sempre di ottima qualità. Eventuali incidenti avrebbero effetti disastrosi. Il parere «fermamente negativo» espresso dalle amministrazioni comunali ha incontrato finora numerosi consensi trasversali.
Da segnalare anche la protesta di un centinaio di militanti di Unidos, guidati dal parlamentare Mauro Pili che, a bordo di un barcone turistico partito da Alghero, hanno manifestato la contrarietà al progetto navigando sulla rotta dei delfini. «I poteri forti – ha detto Pili – vogliono scaraventare in Sardegna l’ennesima servitù di Stato».
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