La Nuova Sardegna

Una vita in perenne fuga Dalla famiglia e da se stessi

di Alessandro Marongiu
Una vita in perenne fuga Dalla famiglia e da se stessi

“Se la vita che salvi è la tua” (Einaudi) ultima opera del torinese Fabio Geda: l’autore scava in profondità nello smarrimento del suo protagonista

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«Si chiede come ha fatto a finire lì. Pensa che nella sua vita non c'era scritto nulla di tutto ciò: c'era la scuola e poi il lavoro e poi la sua città e gli amici e una famiglia – sì, la mia famiglia, una moglie e un figlio, più figli, e insegnare loro a nuotare e amarsi e litigare e fare pace con mia moglie, pensa.»

Quando le pensa, tutte queste cose, Andrea Luna sa che le ha già perse per sempre. È «lì», ad Antal, nel mezzo del nulla messicano, sul furgone di uno sconosciuto al quale si è affidato per cercare di passare il confine e rientrare negli Stati Uniti. Era scappato diversi mesi prima dall'Italia, dalla moglie Agnese e dall'insegnamento precario, e a New York aveva trovato una casa e una famiglia amorevole, ma è poi scappato anche da quel rifugio sicuro per inseguire il miraggio di rimettere assieme i cocci della sua vita precedente.

All'ennesimo fallimento è seguita l'ennesima fuga, ma con le sue cadute e i suoi tentativi di risollevarsi almeno una cosa Andrea l'ha capita: "casa" non è solo, necessariamente, dove sei nato.

"Casa" è dove vieni accolto, e dove sei disposto ad accogliere gli altri dentro di te. La capacità di raccontare l'animo umano da parte di Fabio Geda, autore tra gli altri del fortunato "Nel mare ci sono i coccodrilli" del 2010, raggiunge con "Se la vita che salvi è la tua" (Einaudi, 236 pagine, 17,50 euro) il suo apice: l'autore torinese scava in profondità nello smarrimento del suo protagonista, e con una scrittura mirata (non una parola sbagliata, non una di troppo) fa calare perfettamente il lettore nella più totale assenza di punti di riferimento che si è impossessata dell'esistenza di Andrea. Che è un trentasettenne dei nostri tempi, certo (studi, fatica e nonostante ciò ben poche prospettive concrete all'orizzonte), ma che è più di ogni altra cosa un essere umano che non ha mai davvero lavorato su sé stesso per cercare di capire chi realmente sia e cosa voglia: e il valore di questo romanzo sta soprattutto nella bravura con cui Geda riesce ad approssimare un personaggio di carta bidimensionale a una persona tangibile, in carne, ossa, sangue, sudore, gioia e disperazione. Perché Andrea è l'adulto che non riesce a essere indipendente con il proprio lavoro, il marito che non sa più comunicare con la moglie dopo che questa ha perduto il figlio che portava in grembo, è il barbone all’angolo della strada, è l'autore di enormi sbagli che provocano dolore a chi gli sta intorno – è, insomma, l’”everyman” in cui ogni lettore potrebbe imbattersi in una giornata qualunque della propria vita.

O, perfino, quello in cui potrebbe riconoscersi.

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