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Le 38 sculture divise tra Cagliari e Cabras

Le 38 sculture divise tra Cagliari e Cabras

La decisione della Soprintendenza aveva suscitato aspre polemiche nel mondo scientifico

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SASSARI. Ci sono voluti quarant'anni dalla scoperta in un campo nella penisola del Sinis perché i Giganti tornassero tra la gente. Ma il loro viaggio di rientro verso casa, dal centro di restauro di Li Punti, aveva suscitato polemiche già qualche anno prima di iniziare.

È lì, alla periferia di Sassari, che dai 5.178 frammenti rinvenuti nel 1974 hanno ripreso forma, durante i sei anni di amorevoli cure, le 38 statue, suddivise in cinque arcieri, quattro guerrieri, sedici pugilatori e tredici modelli di nuraghe. A restauro appena concluso, nel 2011, la Soprintendenza aveva deciso di dividere i guerrieri di Monti 'e Prama e collocarne una parte a Cagliari, nel Museo Archeologico nazionale e un’altra nel museo civico di Cabras. Il primo a sollevare la polemica era stato l’attuale presidente del consiglio regionale Gianfranco Ganau, allora sindaco di Sassari. «Non si capisce il perché, nelle more della realizzazione del nuovo museo di Cabras - aveva detto Ganau - una parte delle statue debba andare a Cagliari quando qui a Sassari abbiamo strutture e professionalità in grado di continuare a occuparsene con competenza». Ma la Soprintendenza cagliaritana, d'intesa con la Regione, aveva deciso di imboccare un’altra strada che buona parte degli esponenti del mondo scientifico e dell'opinione pubblica aveva sconsigliato. Il 14 gennaio scorso sotto la supervisione del soprintendente Marco Minoja, gli esperti era iniziato il trasferimento durato circa due mesi. Le enormi statue di pietra arenaria, alte dai 2 ai 2,5 metri, erano state smontate con tutte le cautele, imballate e caricate sui tir. Finito l'evento nazionale legato a Lilliu e costruita la nuova ala del museo di Cabras, tutti i giganti andranno nel luogo d'origine. Tranne quattro che resteranno a Cagliari per documentare un momento storico e archeologico fondamentale per l'isola nel museo nazionale della cittadella di piazza Arsenale.

Per Alessandro Usai, archeologo e curatore della mostra insieme a Elena Romolo, la divisione dei Giganti «non è uno smembramento ma l'integrazione di due musei, a Cagliari e a Cabras. «A Cagliari – spiega Usai – abbiamo inserito Mont'e Prama nella Sardegna nuragica e archeologica più in generale. A Cabras si può vedere Mont 'e Prama nel contesto del Sinis, dall'alba prenuragica all'alba dei giudicati».

Durante la presentazione ufficiale alla Cittadella dei Musei, vista l'attenzione della stampa internazionale, era stata ipotizzato addirittura di utilizzare i Giganti come biglietto da visita della Sardegna all'imminente Expò di Milano 2015. La proposta era stata avanzata dai Riformatori che avevano suggerito di costituire un consorzio di aziende che credessero nella Sardegna e nel progetto e che, soprattutto, tirassero fuori i soldi per portare i Giganti Lombardia. (l.f.)

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