La Nuova Sardegna

L’arte del doppiaggio spiegata da Luca Ward

di Fabio Canessa
L’arte del doppiaggio spiegata da Luca Ward

La voce delle grandi star ad Alghero per una masterclass

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ALGHERO. Intervistarlo al telefono è pericoloso, si rischia di rimanere incantati. Dall’altra parte sembra di avere uno dietro l’altro Russell Crowe, Pierce Brosnan, Hugh Grant, Keanu Reeves. Tutti hanno infatti la sua splendida voce. Luca Ward, doppiatore di tante stelle del cinema ma anche noto attore, è ad Alghero per una masterclass di doppiaggio nata dalla collaborazione tra Studio Cinema e SpazioT. Oggi, prima della conclusione del corso, sarà anche protagonista di una cena con i fan organizzata al ristorante Embarcadero (prenotarsi inviando una mail a mauriziopulina.spaziot@gmail.com o tel. al 3285478632). «Lavorare sulla voce, sulla sincronizzazione - spiega Ward - può servire anche nella vita, in lavori dove le persone devono confrontarsi con un pubblico. Avvocati, professori. Funziona per trovare sicurezza».

Ma a un giovane che vorrebbe fare proprio il doppiatore professionista cosa consiglierebbe?

«Di cominciare dal teatro. Tutto inizia da lì e poi ci si specializza in quella che è un'arte molto complessa».

Quali sono le principali caratteristiche che deve avere un doppiatore?

«Al di là di una bella voce, di una buona dizione, serve essere principalmente attori. Tra attori che doppiano e doppiatori che non hanno mai calcato il palcoscenico la differenza è sostanziale».

L'attore che si diverte di più a doppiare?

«Hugh Grant. Perché è un attore comico e si tratta di una comicità particolare come quella anglosassone».

Il più difficile da doppiare?

«In realtà son tutti difficili. Hai a che fare con l'impostazione dell'attore e le scelte del regista da una parte, con le orecchie degli italiani che vanno al cinema dall'altra».

Ma è vero che in Italia i doppiatori non sono più bravi come una volta?

«In parte è un luogo comune. Certamente il doppiaggio soffre della crisi che stiamo attraversando. Un film si fa in una settimana, un tempo avevamo a disposizione un mese o anche due. Pertanto potevamo essere più precisi. La fretta è nemica».

Adesso siete in sciopero.

«La grande anomalia è stata creata dai nostri sindacati, in pratica hanno fatto diventare la nostra controparte contrattuale le società di servizi. Mentre un tempo erano la Rai, le grandi major americane, Mediaset allora Fininvest. Ci davano più garanzie».

Della polemica tra chi vuole il doppiaggio e chi le versioni in lingua originale cosa si sente di dire?

«Credo sia una polemica sterile, inutile. Le due cose possono convivere, c'è questa possibilità offerta ormai anche delle televisioni a pagamento. L'unica cosa che mi sento di dire è che dovremmo imporre i nostri ritmi: devono tornare a essere più lenti, più umani, per dare un prodotto eccellente come abbiamo sempre fatto fino a qualche anno fa».

Come attore ha qualche rimpianto?

«No. Mi ritengo davvero un uomo fortunato».

Nemmeno quello di non fare mai la parte del buono?

«È vero, mi fanno fare sempre il cattivo. Ma son contento, è più divertente. Per un personaggio buono basta sorridere, mentre il cattivo lo devi costruire con più difficoltà. C'è un lavoro d'attore importante da fare».

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