La Nuova Sardegna

Riforme, sì dei sindacati alla giunta

di Alfredo Franchini
Riforme, sì dei sindacati alla giunta

Cgil e Cisl: «Il dialogo è partito con il piede giusto, serve una struttura moderna»

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CAGLIARI. «La riforma della Regione è partita con il piede giusto». Lo sostiene Davide Paderi, segretario della Funzione pubblica Cisl dopo l’incontro con l’assessore Gianmario Demuro che ieri ha illustrato ai sindacati il disegno di legge per la riorganizzazione della Regione.

È una riforma che coinvolge 12.500 lavoratori di cui 4.601 dipendenti della Regione in senso stretto e gli altri impiegati in Enti (tra cui quello delle Foreste) e Agenzie; la maggiore «industria» della Sardegna. Il primo passo per arrivare alla riforma - così l’ha definito l’assessore agli Affari generali - è stato condiviso dai sindacati confederali. Critica, invece, l’organizzazione dei dirigenti, il Sadirs-Ugl, che non ha condiviso il metodo: «Ci hanno convocato a cose fatte», ha detto il segretario Luciano Melis, il quale ha chiesto che la delibera venga ritirata. Il percorso delle riforme non è breve ma il faccia a faccia di ieri giunta-sindacati è stato importante perché ha arricchito il dibattito che, a breve, si sposterà in Consiglio regionale.

«Il percorso s’inizia bene», afferma Nino Cois, segretario della Funzione pubblica Cgil, «siamo davanti a una proposta concreta sulla quale ci possiamo confrontare». Per Paderi c’è una visione moderna e partecipativa «che la Cisl condivide. I quattordici articoli del disegno di legge vanno nella direzione giusta. Tra i suggerimenti che abbiamo dato c’è quello di puntare ancora di più sull’innovazione».

Flessibilità è il primo concetto alla base del disegno di legge. Questo perché alla Regione ci sono servizi che svolgono il lavoro con poche persone, altri servizi che hanno meno lavoro e un numero di persone eccessivo perché proporzionati su esigenze antiche. «Ogni volta che affrontiamo un problema abbiamo la tendenza a pensarlo in termini di unità di missioni, unità di progetto», ha spiegato Demuro, «questo significa andare a prendere persone dai vari assessorati». Un metodo applicato per l’edilizia scolastica, con l’unità formata da lavoratori provenienti da più assessorati. Non è tutto: per fare molte cose si deve passare dal Consiglio regionale anche per modificare una piccola norma, come nel caso dell’unità di missione per l’edilizia scolastica. Nella legge Demuro ci sono alcune proposte per far aumentare la flessibilità con alcuni aspetti di delegificazione, per esempio la costituzione o la cancellazione di alcune direzioni generali. Così nasce un Comitato di coordinamento delle direzioni generali che assicurerà l’efficienza dell’azione amministrativa. Valutazione e premialità dei dirigenti sono la conseguenza: «C’è il bisogno di incentivare le persone, il merito deve essere riconosciuto. Il primo punto è che ci siano indirizzi chiari da parte della politica». Ultimo punto: gli Enti. La giunta è chiara: «Di fronte alla rigidità della macchina regionale, troppe volte la risposta è stata: per risolvere il problema ci inventiamo un’agenzia». Come dire? Spesso Enti e Partecipate sono stati creati per «aggirare» la rigidità della macchina. «Ora il problema deve essere affrontato alla radice».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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