Sapori di Sardegna Il cibo piace locale
Un turismo sempre più curioso delle tradizioni autoctone E così nei menù sparisce la pizza e arriva la fregola
OROSEI. In effetti non ci voleva una grande intuizione per capire che ad uno spartano tavolino in riva al mare un piatto di taglioline di semola fatte a mano condite con zucchine di campo e gamberetti appena pescati sono di gran lunga più invitanti della classica pizzetta precongelata. Per non parlare di indefiniti piatti semi pronti in padella o della ormai abusatissima caprese preparata con mozzarelle di dubbia provenienza e pomodori con almeno tre settimane di freezer. Eppure ce n'è voluto di tempo perchè un sempre maggior numero di operatori della ristorazione balneare si convertisse alla cucina espresso di prodotti locali e genuini.
Sta di fatto che in una stagione turistica ancora tutta da decifrare ma che non brillerà certo per l'indotto, uno dei beni rifugio preferiti dai turisti sembra essere proprio la buona cucina locale. Purché rispetti almeno due requisiti: che sia a base di veri prodotti genuini possibilmente a chilometri zero e che non sia sinonimo di “colletti” esorbitanti al momento di saldare il conto. Una ricetta possibile, come dimostrano i buoni numeri che stanno registrando anche piccole trattorie o semplici bistrot che giornalmente propongono non più di due o tre primi piatti e altrettanti secondi ed antipasti. Sia ben chiaro: anche se “povera” e casareccia, una cucina a base di pesce fresco tanto economica non potrà esserlo mai. Ma i costi possono (e devono) rimanere contenuti e il rapporto qualità-prezzo in ogni caso alto. Ad agevolare in questo compito i titolari di questa nuova filosofia di ristorazione è proprio la conduzione familiare di questi piccoli paradisi del gusto. Dove i clienti (senza distinzione di nazionalità o provenienza) si sentono a loro agio ordinando anche solo un primo o un secondo e al limite un antipasto che poi convivialmente dividono con i commensali.
«Da noi un antipasto costa in media tra gli 8 e i 10 euro, qualche cosa in più i primi e sui 15 euro un secondo», dice Efisio Fattacciu titolare della trattoria Manù in piazza del Popolo, storico bar del centro storico di Orosei trasformato da due anni in una trattoria di cibi locali tutti rigorosamente cucinato in espresso. «Ma le porzioni sono abbondanti ed è rarissimo che un cliente ordini un pranzo o una cena completa. Di solito con un menù ci mangiano, e bene, almeno in due e così oltre alla pancia e alla gola riusciamo ad accontentare anche le tasche». Questa estate insomma vincono i carpacci di spigola o di spada, lo scorfano cotto su un letto di patate o la fregola sarda con arselle e totanetti crudi in uscita. E scusare se è poca cosa.
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