La Nuova Sardegna

Aperta la prima delle tre mostre

Il viaggio con Maria Lai è iniziato ieri a Cagliari

di Daniela Paba
Il viaggio con Maria Lai è iniziato ieri a Cagliari

CAGLIARI. Il filo di Maria Lai che lega in un racconto unico Palazzo di Città a Cagliari, il Man di Nuoro e Ulassai nella prima grande retrospettiva dedicata all'artista sarda, realizza un suo...

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CAGLIARI. Il filo di Maria Lai che lega in un racconto unico Palazzo di Città a Cagliari, il Man di Nuoro e Ulassai nella prima grande retrospettiva dedicata all'artista sarda, realizza un suo desiderio. A rivelarlo è la nipote, Maria Sofia Pisu, che insieme ai direttori Annamaria Montaldo, Lorenzo Giusti e Cristiana Giglio ha curato il progetto “Ricucire il mondo”.

Nell'atrio di Palazzo di Città a Cagliari accoglie lo spettatore il “Lenzuolo” del 1984 della Provincia di Sassari, collage di stoffe come pagine di libri scritte con la macchina da cucire. Un grande pannello azzurro, il colore del nastro con cui Maria Lai legò il suo paese alla montagna, casa per casa, riporta in breve la biografia di una lunga vita, scandita con poche foto d'archivio. La famiglia negli anni Venti, lo studio cagliaritano nel '52, la casa romana, fino all'ultima che la vede camminare solitaria tra le vie di Gavoi. Il mondo cucito da Maria Lai è fatto di universali declinati in modo personalissimo, intimo e comunitario insieme. L'asse cronologico ben presto si perde, diviene tematico. Dal tema dei fili cuciti si sviluppa nelle Lavagne degli anni Ottanta, nero velluto e finta scrittura, passa nei collage di carta cuciti, si deposita nel “Libro B” fatto di pasta di pane, legato con lo spago. Nelle teche i libri di Maria Lai cuciono broccati, Braille di velluto nero, “Autobiografie” e libri scalpo pieni di fili abboccolati. Si coglie il passaggio dalle “Geolavagne” alle “Geografie” dense di geometrie siderali, da cui si dipartono linee che portano verso l'infinito. Tra i documenti preziosi il video originale girato da Tonino Casula durante “Legarsi alla montagna”, perduto, ritrovato e restaurato, restituisce le immagini al racconto di quell'evento collettivo fatto per cucire famiglie e comunità all'ambiente con sensibilità profetica.

Nella sezione Paesaggi “I Nodi” del 1975, metafora del filo spinato sulla foto del soldato ucciso, e “Il cimitero dei bambini”, un corredo funebre fatto di pane. I telai reinventati con mollette, piume, barrette di gelato, celebrano quell'universo femminile negato da un gioco di bamboline incasellate: “Le donne al loro posto”. Completano la mostra i “Presepi” e la “Via Crucis” che il parroco non capì e rifiutò. “Ricucire il mondo” si chiude in una stanza buia dove Antonio Marras ha incorniciato in una raggiera di fili rossi e piccole lampadine il primo presepe, costruito su tre piani come un retablo. «La religione – diceva Maria Lai – promette certezze, l'arte si apre al mistero».

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