Addio a Charlie Haden il visionario poeta del contrabbasso
CAGLIARI. Per uno di quegli accidenti del destino, Charlie Haden, scomparso ieri a Los Angeles a 76 anni, contrabbassista che ha segnato in modo carismatico una grande stagione del jazz, è l’altra...
CAGLIARI. Per uno di quegli accidenti del destino, Charlie Haden, scomparso ieri a Los Angeles a 76 anni, contrabbassista che ha segnato in modo carismatico una grande stagione del jazz, è l’altra metà di un album bellissimo appena pubblicato dalla Emc , “Last dance”.
Ultimo giro per un musicista formidabile, di alta classe, un suono incomparabile, lirico e diretto. Come è attestato anche da questo disco registrato con una altra star come il pianista Keith Jarrett con cui il contrabbassista ha condiviso importanti momenti. “The last dance” riporta al pubblico quelle sessions registrate nel 2007 nello studio del pianista a Cavelight, parte delle quali ascoltate nel precedente “Jasmine” (sempre Ecm del 2010). Nove pezzi di inestimabile valore, brani di Gershwin e Weill, Porter, e Monk riproposti con impeccabile classe e che, ironia della sorte si chiude con un arrivederci: la definitiva e struggente, “Goodbye” di Gordon Jenkis. Il miglior commento è del difficile Jarrett: «Quando suoniamo insieme è come se cantassimo». Osservazione che calza alla perfezione per questo maestro che mezzo secolo fa, dentro il gruppo di Ornette Coleman, partecipò alla stagione epica del free, quella in cui anche il contrabbasso abbandonava il ruolo tradizionale di sezione ritmica con la batteria per assumere parti anche rilevanti nella orchestrazione dei brani.
La cantabilità Haden l’aveva incisa nel suo dna, parte integrante della sua arte assieme a una forte idea di musica come missione sociale. E proprio lo scorso anno nel ricevere il Grammy alla carriera nel suo commovente discorso (ancora rintracciabile in Rete) dichiarava che il suo intento era quello di «allontanare dalla gente la tristezza e l’amarezza del vivere quotidiano per regalare una musica bella e profonda a più persone possibili». Un concetto non in contraddizione con l’idea che il jazz fosse “la musica della rivolta” e perciò la sua missione fosse quella di cambiare il mondo. Questo è lo spirito con cui Haden diede vita con Carla Bley alla straordinaria Liberation Orchestra, recuperando i brani della guerra civile spagnola. Il jazz ha perso uno dei suoi più grandi e visionari maestri.
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