La Nuova Sardegna

Fu salvata dall'alluvione ma l'incubo del ricordo l'ha uccisa

di Marco Bittau
Fu salvata dall'alluvione ma l'incubo del ricordo l'ha uccisa

Il dramma di Mariangela Pittalis, 89 anni, che si è spenta in un ospizio a Padru dopo aver perso la sua casa di Torpè il 18 novembre: il figlio riuscì a strapparla dall'acqua che montava ma le immagini di quei momenti per la donna sono diventati una persecuzione quotidiana

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OLBIA. Si è spenta ieri in una casa di riposo, a Padru, Mariangela “Badora” Pittalis, 89 anni. Per la giustizia forse no, ma per la sua famiglia è un’altra vittima dell’alluvione che il 18 novembre scorso ha spazzato via mezza Sardegna. Nella sua casa di Torpè Badora era sfuggita per miracolo al ciclone Cleopatra, ma dopo quel giorno la sua vita era cambiata per sempre. Abbandonata la casa, distrutta dalla piena, era stata ricoverata prima in ospedale a Olbia e poi nella Rsa Smeralda a Padru. Era minata dall’alzheimer, ma sempre vigile e il ricordo drammatico di quella notte non le aveva mai dato tregua. Per otto lunghi mesi. L’incubo peggiore per chi ha perso tutto. Alla fine, lentamente, la sua vita si è spenta. Le parole del figlio Giovanni Chessa oggi sono affilate come lame e colpiscono dritto al cuore: «La sua morte poteva essere evitata, se soltanto le istituzioni competenti avessero dato per tempo l’allarme».

Badora Pittalis era originaria di Orune, ma viveva con i figli e una badante a Torpè. Quella notte un’onda impetuosa di acqua e fango aveva travolto la sua casa. Lei e tutta la sua famiglia si erano salvati per miracolo. Anziana e malata, non poteva muoversi da sola, così suo figlio Giovanni l’aveva portata di peso sulle spalle fino al tetto della casa, appena un pelo al riparo dalla furia dell’acqua. Badora, Giovanni, la nuora Maria Antonietta Chessa e un’altra figlia, Annarosa, 57 anni, pure lei gravemente malata, erano rimasti prigionieri su quel tetto, sospesi tra la vita e morte. Sotto di loro scorreva quel fiume in piena che dalla Gallura all’Oristanese stava travolgendo tutto. Neppure l’elicottero poteva raggiungere la famiglia, ma quando tutto sembrava perduto era arrivato l’intervento provvidenziale dei sommozzatori di Sassari a bordo di un gommone. Badora aveva visto la morte in faccia e di quell’immagine non si era mai più liberata. Senza casa, per otto mesi non aveva più pensato ad altro e quel ricordo-incubo alla fine l’ha uccisa.

In tutti questi mesi il figlio Giovanni e i nipoti hanno lottato per rivendicare i diritti degli alluvionati dopo la tragedia. Con il comitato di Torpè hanno manifestato in piazza a Olbia e due settimane fa anche a Cagliari, davanti al palazzo della Regione. Lo facevano anche per lei. «Tutto questo non sarebbe accaduto – dice amaramente Giovanni Chessa – se ci fosse stato il giusto preavviso nessuno sarebbe rimasto nelle case a rischio e la tragedia sarebbe stata evitata». I funerali di Badora Pittalis si svolgeranno questa mattina, alle 11 nella chiesa di Santa Maria Maggiore, a Orune, il suo paese natale. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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