La Nuova Sardegna

La crisi svuota i carrelli, isola in coda nei consumi

La crisi svuota i carrelli, isola in coda nei consumi

In Sardegna la spesa alimentare è calata del 9,8%, fa peggio solo la Puglia A ogni famiglia mangiare costa 433 euro al mese, sotto la media nazionale

3 MINUTI DI LETTURA





SASSARI. Sardi sempre più poveri e affamati dalla crisi. E non è solo un modo di dire. Perché basta sbirciare nel piatto per scoprire che nell’isola si è tagliato anche l’ultimo piacere, quello della tavola. Addio a dolci antidepressivi e piatti ricercati.

Si sopravvive. E si stringe la cinghia anche al supermarket. In Sardegna la spesa per la tavola è calata del 9.8 per cento. Quasi un record nazionale. Peggio ha fatto solo la Puglia, con un meno 11.3 per cento. I numeri li dà la Coldiretti. E sono ancora più allarmanti perché raccontano di una Italia spaccata a metà. In cui crescono i consumi di Trentino, più 10 per cento, Emilia Romagna, più 5.1 per cento, Piemonte. più 3.8 per cento, Basilicata, più 1.4 per cento e Toscana, più 0.6 per cento. Calano quelli di Umbria, meno 8.6 per cento, Sardegna, meno 9.8, e Puglia, con un meno 11.3 per cento. Un dato importante che fa capire come la crisi abbia non solo intaccato la capacità di spesa delle famiglie, ma sia arrivata anche a tagliare su quantità e qualità del cibo.

L’offerta speciale non funziona più e il carrello resta vuoto. La Coldiretti è andata oltre e ha analizzato il peso delle spese alimentari su quelle globali. Ogni famiglia per riempire frigo e dispensa investe il 19.5 per cento del budget totale. Una spesa media al mese di 461 euro. Calata del 2.9 per cento rispetto al 2008, l’ultimo anno prima della crisi.

Ma il dato diventa drammatico se si arriva alla casella della Sardegna. Nell’isola la spesa mensile per famiglia si ferma a 433 euro. Sotto la media nazionale. Peggio fanno solo i Siciliani, 425 euro, e a sorpresa la Valle d’Aosta, appena 412 euro al mese. In vetta gli opulenti piemontesi, che per la tavola spendono 491 euro, seguiti dalla Campania 489 e Lazio con 485.

L’altro dato, ma questo è solo nazionale, riguarda la qualità della spesa. Il consumo di frutta e verdura nel 2013 è crollato al minimo storico. Per trovare cifre simili si deve tornare indietro all’inizio del secolo. Le famiglie sono state costrette a tagliare gli acquisti e a mettere oltre 100 chili di ortofrutta in meno nel carrello, rispetto al 2000. Per la Coldiretti il calo si aggira intorno al 18 per cento. Le famiglie hanno portato in tavola appena 320 chili di ortofrutta a testa nel corso del 2013. Un dato negativo importante perché la raccomandazione del Consiglio dell’organizzazione mondiale della sanità per una dieta sana e quella di mangiare più volte al giorno frutta e verdura fresche per un totale a persona di almeno 400 grammi, ma sostiene la Coldiretti «in Italia la quantità consumata è scesa al di sotto, con situazioni più preoccupanti per i bambini». «Nel corso del 2013 sono state acquistate complessivamente dagli italiani 7,8 milioni di tonnellate di ortofrutta - prosegue la Coldiretti - con una netta prevalenza della frutta con 4,2 milioni di tonnellate sulla verdura che è scesa a 3,6 milioni di tonnellate».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative