La Nuova Sardegna

Quando per Kate e Babe la vita era ancora un sogno

di Alessandro Marongiu
Quando per Kate e Babe la vita era ancora un sogno

Elliot ripubblica “Ragazze nella felicità coniugale”, di Edna O’Brien Per Philip Roth è lei la più grande scrittrice vivente in lingua inglese

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Rispetto ad altri nomi rilevanti della letteratura mondiale, quello di Edna O’Brien è relativamente conosciuto al vasto pubblico, almeno in Italia, e questo nonostante i suoi testimonial, chiamiamoli così, siano figure di spicco: Philip Roth la definisce «la più grande scrittrice vivente in lingua inglese», e il Nobel Alice Munro ha detto che la collega europea è tra coloro che l’hanno maggiormente influenzata.

Ora: “Ragazze nella felicità coniugale” (256 pagine, 17,50 euro), che Elliot ripropone in una nuova traduzione (di C. Cavallante; la precedente edizione, targata e/o, è del 1990), non è probabilmente il romanzo più adatto per confermare i giudizi di Roth e della Munro, ma ciò non toglie che sia un’opera di valore che merita di essere letta.

Vi si ritrovano, a chiudere la trilogia, le due amiche Kate e Baba già protagoniste di “Ragazze di campagna” e “La ragazza dagli occhi verdi”: lasciato il villaggio della repressiva Irlanda in cui sono nate e passate poi per Dublino, sono ora a Londra alla ricerca di quell’esistenza emozionante che hanno sempre desiderato. E dell’amore, naturalmente: di cui però, nei rispettivi matrimoni, non c’è alcuna traccia. La sognatrice Kate – le cui vicende sono raccontate da una voce esterna – ha sposato il freddo ed eccezionalmente rigido Eugene, che la accuserà di essere la peggior madre possibile e, insieme alla giovane Maura, le porterà via il figlio Cash; la più pragmatica Baba – che descrive in prima persona le sue sventure, con taglio ironico e pungente – è invece diventata la moglie del “Durak” (è lei stessa a chiamarlo per cognome, almeno fino alla nascita di Tracy, la loro figlia che rivelerà presto una natura ribelle e detestabile), un costruttore che spera che il denaro guadagnato sia la chiave per entrare nell’alta società.

L’amaro epilogo della loro storia è reso ancora più amaro dallo stridente contrasto provocato dal titolo: perché Kate e Baba non sono più le ragazze vitali e scanzonate dei tempi irlandesi, intanto, oltre al fatto che non sono più ragazze ma donne adulte; e poi perché sarà proprio l’unione coniugale con degli uomini del tutto inadatti a loro a metterle davanti al grigiore e all’infelicità del quotidiano. La O’Brien amministra con sapienza toni e registri differenti, come si conviene a chi voglia (e sa) restituire tutte le sfaccettature della vita e della sua complessità: ecco, ad esempio, che in una storia incentrata prevalentemente sulla caratterizzazione delle due amiche può trovare spazio anche la satira sociale, nello spassoso episodio che vede coinvolta la domestica di Baba, la signora Cooney.

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