La Nuova Sardegna

Sardegna, sprecati 176 milioni in opere mai portate a termine

di Umberto Aime
Sardegna, sprecati 176 milioni in opere mai portate a termine

Le incompiute sono 68, ma nell’elenco mancano le grandi infrastrutture bloccate o a rilento Il Governo col decreto sblocca-Italia ridurrà questa “lista nera”: all’isola oltre 22 milioni di euro?

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CAGLIARI. I cinque colossi delle incompiute sarde sono sfuggiti di nuovo, in massa e chissà perché all’anagrafe del ministero delle Infrastrutture. Fra i 68 cantieri fantasma censiti al 30 giugno, mancano proprio quelli più scandalosi: sulla Carlo Felice, anche se un appalto è ripartito pochi giorni fa, le monumentali opere per il G8 di La Maddalena, che tra l’altro sono corpo di reato nell’inchiesta penale sulla cricca romana delle bustarelle. Non c’è traccia neanche delle dighe di Maccheronis, Monte Nieddu e Torpè, abbandonate in corso d’opera ad esempio dalla Maltauro, oggi impelagata in un giro impressionante di mazzette dalle Alpi alle Isole.

Detto di chi è assente ingiustificato, negli ultimi anni la Sardegna ha sperperato, ingoiato e triturato 176 milioni e 275mila euro in incompiute. È davvero un bel patrimonio gettato al vento e che nel calderone nazionale (2,6 miliardi) ha un peso specifico intorno al sette per cento, non male senza i colossi di cui all’inizio. Per l’inizio della settimana, il Governo ha annunciato che col decreto sblocca-Italia proverà a ridurre la striscia delle incompiute con 1,34 miliardi. Alla Sardegna potrebbero arrivare 22,5 milioni.

L’elenco. C’è un po’ di tutto, nella lista nera isolana, che appunto con 68 incompiute è al secondo posto nazionale, dietro alla Sicilia (72) e davanti alla Puglia (59). Fra gli appalti pubblici interrotti: scuole, palazzetti dello sport, cimiteri, teatri e anfiteatri, strade, musei, aule di uno o più Consigli comunali, centri sociali, uffici giudiziari da ampliare e lasciati a metà, a Olbia, perché nel frattempo un ministro Guardasigilli ha deciso che non servivano più. E ancora: l’orto botanico di La Maddalena, il canile consortile a Ozieri, la casermetta dei carabinieri a Marreri (Nuoro), l’autodromodo vicino ad Arborea e anche lo stadio Is Arenas, a Quartu, al centro dell’indagine sul Cagliari calcio, con l’arresto mesi fa del suo ex presidente Massimo Cellino. Comunque a far la parte da leone, nella lista, sono le opere idriche: lo schema del Rio Flumineddu, la bretella di collegamento fra i bacini Tirso e Flumendosa o quello che avrebbe dovuto unire il Temo al Cuga. Fra le grandi opere ferme ci sono anche quelle del Consorzio industriale di Cagliari intorno al Porto canale, che fino a non molti anni fa era l’emblema delle incompiute in Sardegna.

I peggiori. Ci sono cantieri aperti negli anni novanta, appena abbozzati e da allora abbandonati fino a diventare impresentabili monumenti di come può essere sprecato il denaro pubblico. Per qualcuno di questi lavori manca poco o nulla all’inaugurazione, altri sono appena all’inizio e ora rischiano di essere destinati all’oblio. Al primo posto, con oltre 36 milioni, c’è l’appalto per il Flumineddu bandito dall’Ente acque, che si aggiudica anche il secondo (17milioni) con l’accoppiata Tirso-Flumendosa. Terza piazza per il Cacip di Cagliari (l’ex Casic). Quarto il comune di Arborea (16 milioni) con l’autodromo. Chiude la top five, lo stadio di Is Arenas, a Quartu, con otto milioni.

Dietro la lavagna. Di sicuro c’è l’Ente acque, col primo e secondo posto, poi il Consorzio industriale cagliaritano e subito dopo una cinquantina di Comuni. Quello messo peggio è Nuoro con cinque macchie nere, poi Oristano e Ozieri, 3 a testa e a chiudere con due appalti sospesi San Sperate, La Maddalena, Olbia e Sennori.

La grande assente. A parte l’Ente delle acque, nell’elenco la Regione è citata una sola volta: 335 milioni spesi a suo tempo per non realizzare se non al 71 per cento, secondo il progetto approvato dal Genio civile oristanese, la «ristrutturazione della rete idrica nell’area industriale di Arborea».

Il futuro. Oggi è difficile dire quale di questi 68 cantieri sospesi nel nulla, rivedrà la luce grazie al decreto sblocca-Italia del Governo. Forse neanche uno, perché le priorità nazionali sembrano altre. Lo sa bene l’assessore regionale ai Lavori pubblici, Paolo Maninchedda, che ha dovuto battere i pugni su più tavoli, per costringere l’Anas a far ripartire l’incompiuta delle incompiute, la 131. Avere altri soldi da Roma sarà molto, molto difficile.

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