Il farmaco importato dal Sudafrica imposto senza collaudi di sicurezza
SASSARI. Un farmaco vecchio di oltre quarant’anni prodotto a Onderstepoort in Sudafrica e 200 miliardi di lire (correva l’anno 2000) da spendere, a fine legislatura, sotto il governo Amato. Iniziò...
SASSARI. Un farmaco vecchio di oltre quarant’anni prodotto a Onderstepoort in Sudafrica e 200 miliardi di lire (correva l’anno 2000) da spendere, a fine legislatura, sotto il governo Amato.
Iniziò tutto così, 14 anni fa, con la decisione di usare quel denaro pubblico per combattere la lingua blu. Fu allora, con il morbo degli ovini appena sbarcato in Italia, che si decise di combattere la blue tongue con una mega-campagna di vaccinazioni proposta dall’Istituto zooprofilattico di Teramo, centro di riferimento per le malattie esotiche, oggi al centro dello scandalo.
Ma quel farmaco, arrivato in Europa senza passare collaudi e controlli di sicurezza, fece da subito storcere il naso a molti. E dopo le perplessità del mondo scientifico, arrivarono inevitabilmente anche quelle degli allevatori. «Numerosissimi capi, pari alla metà degli animali sottoposti a vaccinazione - dissero i pastori sardi dopo le cure imposte dall’alto - andavano incontro ad aborto, altri mostravano segni clinici di ipofecondità». Un problema che Giovanni Cubeddu, titolare della cattedra di Medicina legale veterinaria dell’Università di Sassari aveva evidenziato una decina di anni fa durante un convegno internazionale a Bari.
«Dopo circa un mese dalla vaccinazione negli ovini adulti - scriveva Cubeddu nel 2005 - si evidenzia, in una percentuale del 20 per cento, ipertermia, scolo oculo-nasale mucoso bilaterale, flogosi del cercine coronarico, ottundimento del sensorio, oltre a segni clinici riferibili a mastite. Altri capi ovini pari al 10 per cento - scriveva ancora Cubeddu - muoiono nel breve periodo di quindici giorni circa». Era stato il ministro della Sanità, Girolamo Sirchia (governo Berlusconi) ad affidare a Teramo tutti i controlli e le indagini scientifiche. A capo dell’istituto c’era già Vincenzo Caporale (vicino ad An e all’allora ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno) oggi accusato di aver cagionato la diffusione del virus in gran parte degli allevamenti italiani in concorso con Romano Marabelli, direttore generale del Dipartimento alimenti e sanità veterinaria del ministero della Sanità. E quando lo stesso istituto aveva vinto anche la gara per l'importazione dei vaccini e della tecnologia di produzione, si era creata una situazione al limite del paradossale. Lo stesso soggetto importava il farmaco, lo elaborava, lo verificava, lo distribuiva e ne studiava gli effetti. La campagna era partita nel gennaio 2002. Qualcuno la definì un vero bombardamento. Ci furono proteste, ma opporsi era un problema. Chi rifiutava il vaccino restava con l’azienda sotto sequestro, impossibilitato a vendere bestie vive fuori provincia. A fine campagna si scoprì che qualcosa non andava. Se ne accorge la Sardegna, ma anche altre regioni d’Italia. Le pecore continuavano a morire e insieme a loro anche i bovini. Gli allevatori denunciarono morie, aborti, perdite di latte, caduta di fertilità e deperimenti. Le più malconce erano proprio le bestie vaccinate. Nel mentre comparve un nuovo sierotipo e Teramo gli contrappose un farmaco ancora più pesante. Ma il virus non solo non venne sconfitto ma raggiunse il Nord Italia, devastando greggi, provocando sterilità, depressioni immunitarie, febbri, perdita della lana, malformazioni, aborti, carni gelatinose e immangiabili. Anche il latte diminuì, ma pochi allevatori riuscirono a farsi verificare i danni. Quando il mondo scientifico sollevò dubbi sulla bontà del vaccino, con il testa proprio l’istituto zooprofilattico di Sassari che propose di studiare seriamente la diffusione della malattia, il Ministero ribadì il suo no. Solo Teramo era autorizzata a metterci mano. Le energie scientifiche del Paese vennero ignorate e il controllato continuò a controllare se stesso. «Un vaccino che potesse funzionare sugli ovini sardi - spiega Giovanni Cubeddu - poteva essere studiato dalla facoltà di Veterinaria di Sassari ma anche dall’istituto zooprofilattico sassarese. La pecora sarda è la prima produttrice di latte tra gli ovini europei, ma il vaccino “vivo” che veniva utilizzato nel 2004 era stato testato in Sudafrica su pecore con caratteristiche diverse dalle nostre, essendo bovini da lana e da carne». E una sospensione immediata della vaccinazione nell’isola era stata chiesta, dieci anni fa, anche dai consiglieri del gruppo Misto in consiglio regionale, Pasqualino Manca, Giacomo Sanna e Beniamino Scarpa. Non solo, il gruppo Misto impegnava la Giunta a valutare «le condizioni per la immediata rimozione del Romano Marabelli dal Consiglio di amministrazione dell’Izs della Sardegna». Ma sulla sua integrità morale e l’altissima professionalità interviene il presidente dell’ordine dei veterinari della provincia di Sassari Andrea Sarria. «Su Marabelli e su Vincenzo Santucci, dirigente nello stesso dipartimento - posso spendere solo giudizi positivi, sono certo che avranno tutti gli argomenti per difendersi».
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