La Nuova Sardegna

Oro verde, business solo per l’isola

di Pier Giorgio Pinna
Oro verde, business solo per l’isola

Abbasanta, vertice dopo il rischio brevetti esteri per le piante. Verso distretti e marchi qualità

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ABBASANTA. Scampato il pericolo di brevetti esteri sulle più antiche piante sarde, è il momento delle contromisure. Per proteggere e valorizzare l’oro verde, in primo luogo. Ma soprattutto per creare alternative di sviluppo made in Sardinia. Moderne soluzioni fondate sulla bio-agricoltura e sulla valorizzazione delle diversità della flora spontanea. Degli interessanti aspetti legati alla tutela dell’ambiente naturale, con un occhio rivolto alle opportunità economiche dirette o indotte, si è parlato ieri mattina in un vertice tra specialisti.

Dopo Sassari nuovo incontro. Sede scelta per la sua centralità: la sala convegni del complesso Losa, a metà della Carlo Felice. Promotori: Ignazio Camarda per l’università di Sassari, Gianluigi Bacchetta per l’ateneo di Cagliari, Giuseppe Brundu per la sezione sarda della Società botanica italiana. Protagonisti, con gli organizzatori, un centinaio di esperti e specialisti arrivati un po’ da ogni parte dell’isola, compresi tecnici di due delle agenzie regionali, Laore e Agris. Sullo sfondo, assieme all’urgenza di una protezione totale dai vuoti normativi che sino a poche settimane consentivano pericolose scorrerie alle multinazionali a caccia di copyright sulle specie sarde, l’idea coltivata almeno da una parte della classe politica sarda di allargare il quadro delle tutele. Magari – come pensa l’esponente del Pd Luigi Lotto, che sulla questione ha già presentato due proposte di legge al vaglio del consiglio regionale – per salvaguardare le piante progenitrici dell’isola e rilanciare la loro importanza in parallelo alle bio-diversità agricole. Iniziative, queste, che si stanno muovendo di pari passo all’approvazione dei distretti e dei marchi di qualità.

Prodotti molto particolari. Certo, in questo caso, si parla di merci da maneggiare con estrema cura. E proprio perciò ieri sono state riproposte alcune delle linee-guida che i botanici, i professori universitari e gli altri professionisti ritengono indispensabili per dare all’isola chance che ora mancano. Oltre alla piena disponibilità di collaborazione con la giunta regionale, che ha già preso una posizione chiara e definita con il suo assessore Elisabetta Falchi, gli specialisti danno così suggerimenti e avanzano proposte circostanziate. C’è l’invito a predisporre una terza proposta di legge sul tema generale della bio-diversità (Camarda e Bacchetta dirigono i due centri di Sassari e Cagliari), “comprendendo i settori oggi non normati, come i materiali di propagazione forestale, le specie officinali, i funghi e i licheni”. C’è poi la proposta di analisi tecnico-normative per rendere più efficace e supportare l’intero discorso. E, ancora: l’allargamento flessibile degli elenchi delle specie vegetali, per il fatto che alcune di loro, adesso “prive d’interesse applicativo”, possono diventare in un vicino futuro “oggetto di apprezzamento commerciale per varie finalità mentre altre possono perderlo”.

Idee e consigli. Ma non è finita qui. Ricordando le disposizioni internazionali a protezione del delicato eco-sistema al centro dei lavori, si sollecitano sanzioni per l’inottemperanza ai divieti sulla tutela delle piante, la confisca dei vegetali utilizzati in violazione di queste norme e l’esclusione delle specie invasive dalle iniziative di salvaguardia. Al termine dell’incontro, memorie e documenti finali per arricchire il dibattito. Con un unico obiettivo di fondo: evitare il ripetersi dei pericoli di blitz sui brevetti, potenziare al meglio tutte le risorse generate dall’oro verde dell’isola. E farne, se possibile, un business solo per i sardi e per la Sardegna.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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