Agriturismo, l’albo fa flop allo studio nuove regole
La lista dei fornitori ha fallito, per la Regione è meglio un elenco dei prodotti L’assessorato studia anche una classificazione simile a quella degli hotel
SASSARI. Agriturismi, si cambia. L'albo dei fornitori per l'approvvigionamento di ravioli, porcetto e mirto da servire a tavola non ha dato i risultati sperati. Anzi, si è rivelato un vero e proprio flop. Il provvedimento, infatti, se rispettato alla lettera avrebbe costretto i titolari di agriturisimi ad andare su e giù per la Sardegna per fare la spesa. E in alcuni casi a rientrare a casa a mani vuote, visto che non sono pochi i prodotti che l’isola nemmeno produce. La legge, dunque, più che mettere ordine ha solo creato caos.
La proroga. Istituito nel 2010, l'elenco regionale sarebbe dovuto decollare un anno fa, ma le critiche delle associazioni di categoria e delle stesse aziende avevano spinto l’assessore all'Agricoltura, allora Oscar Cherchi, a congelare l'albo. O meglio a far slittare a ottobre i controlli del Corpo forestale. Sì, perché la legge del 2010 prevede fino a 3mila euro di multa per chi non si rifornisce - ovviamente al di fuori dei prodotti propri - dalle aziende iscritte all'albo. Controlli che hanno poi subito ulteriori proroghe. L'ultima a firma del nuovo assessore regionale Elisabetta Falchi, che da presidente di Confagricoltura non aveva mai nascosto le sue perplessità su quell'elenco di venditori stabilito per legge. Ma in questo caso più che di un ulteriore rinvio si tratta di una cassazione definitiva. L'albo dei fornitori morirà prima di nascere.
Verso la modifica. La Regione e le associazioni di categoria sono infatti già al lavoro per sostituirlo con un meno confusionario elenco dei prodotti sardi. «Abbiamo iniziato a discuterne – racconta Luca Saba, direttore di Coldiretti –. L'albo così come era stato previsto dalla legge era di difficile applicazione. Il legislatore forse pensava di andare incontro alle aziende, ma la fase sperimentale ha dato esito negativo. Tanto che a quattro anni dalla sua istituzione non è mai decollato». «L’albo è inapplicabile – conferma Daniela Cubadda, la presidente di Agriturist Confagricoltura –. In questo modo è impossibile reperire diversi prodotti, che non esistono nell’isola. Già per alcuni, come lo zucchero, il caffè o l’olio di semi è prevista una deroga, ma non si può di certo derogare l’intera legge. La stessa che, inoltre, impone di recarti ad acquistare il prodotto nella sede dell’azienda, anche se si trova in tutt’altra zona della Sardegna. Alla faccia del chilometro zero». Per la Cubadda, inoltre, l’iscrizione all’albo del fornitore non comporta in automatico che il prodotto sia “made in Sardinia”. «La garanzia che sia nostrano la dà solo la certificazione della filiera, mica la sede dell’azienda che lo vende. In questo modo dobbiamo anche prestare la massima attenzione sulla provenienza, altrimenti rischiamo pesanti sanzioni. Ben venga, dunque, il passaggio a un elenco dei prodotti, è la soluzione migliore».
La classificazione. Un’altra novità che riguarderà gli agriturismi sarà la loro classificazione. Nelle scorse settimane il gruppo consiliare dei Riformatori, primo firmatario l’ex assessore Luigi Crisponi, hanno proposto l’istituzione di una graduatoria simile a quella degli hotel. Con i soli al posto delle stelle. Ma in realtà in Regione avevano già avuto la stessa idea, anche se a classificare i 648 agriturismi con camere da letto - su un totale di 838 - dovrebbero essere le spighe. «Ci sta lavorando l’assessorato all’Agricoltura – dice ancora Luca Saba –. Una graduatoria simile esiste già in Toscana, ma io, sinceramente, non credo sia una buona idea, perché se finora la forza degli agriturismi è stata la caratteristica di essere uno diverso dall'altro, un meccanismo simile rischia di portarli verso l'omologazione». Favorevole Daniela Cubadda, che però mette alcuni paletti. «In linea di massima sono d’accordo sulla graduatoria, c’è anche una direttiva ministeriale che va in questa direzione. L’importante è che venga fatta in base ai prodotti e non ai servizi, che venga premiato chi produce. Altrimenti si rischia solamente di uniformarsi agli alberghi».
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