La Nuova Sardegna

Tra Pigliaru e maggioranza è pace armata sulle Asl

di Umberto Aime

Sulla riforma delle Aziende sanitarie si è rischiata la rottura nell’esecutivo Si dovevano tagliare i manager, ma la bozza prevede di passare da 11 a 12

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CAGLIARI. Calma e sangue freddo, soprattutto sulle Asl, e che sia sempre così da oggi in poi, fino al giorno della riforma: «Siamo tutti d’accordo? Lo siamo e lo giuriamo». È nella tarda serata di martedì, in un vertice last minute, che il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, e gli 11 capigruppo del centrosinistra si sono guardati in faccia, a muso duro prima, per chiarirsi poi, dopo aver capito che finire ai materassi, e il rischio c’è stato, non sarebbe servito a nessuno. Ancora meno sarebbe stato bello e politicamente corretto scannarsi – l’esecutivo da una parte, la coalizione dall’altra – sulla sanità pubblica, col rischio semmai di far trapelare all’esterno un prossimo, scontato e brutale assalto alla diligenza. Sì dopo essersi tirati per ore e ore, a vicenda, la giacchetta su vecchie e nuove Aziende sanitarie, sui detestati direttori generali ricevuti in eredità dal centrodestra, su come e quando licenziare quegli undici manager, alla fine il governatore e la sua maggioranza un accordo l’hanno trovato. C’è chi lo chiama armistizio, altri si spingono fino alla di pace (armata?), ma è chiaro che la decisione condivisa in quella estemporanea, necessaria, riunione serale, è stata questa: «Facciamo quello che dobbiamo fare, riformare la sanità, però facciamolo senza fretta. Pensiamo prima a come ridurre la spesa, poi ai nomi degli undici futuri commissari», e in parole ancora più spicce: «La proposta di legge presentata dal centrosinistra in Consiglio regionale deve essere il punto da cui partire, non quello d’arrivo». Così è stato e così dovrà essere, secondo il patto del martedì, ma bisogna per forza fare un passo indietro per capire meglio quanto sia stato complicato siglarlo.

Martedì mattina. Al secondo piano del Consiglio, ore 10.30, i capigruppo del Pd e di Sel, Pietro Cocco e Daniele Cocco, convocano gli alleati, il presidente dell’Aula Gianfranco Ganau e la Giunta, per presentare con tutti i crismi la proposta. Le Asl da 11 diventano 12, in più c’è quella che si occuperà delle emergenze, c’è poi l’’atteso centro unico appalti-e-acquisti e per finire anche la rimodulazione dei piccoli ospedali. Ma il confronto scivola, in maniera inevitabile, su come rimuovere i manager. I suggerimenti sono molti, qualcuno propone una o più scorciatoie, ma tutti sanno che solo con una legge, semmai ritoccata a più mani e in corso d’opera, il cambio della guardia potrà essere fatto subito, entro la fine di agosto. È in quel frangente che nella sala entra l’assessore al Bilancio, Raffaele Paci, delegato dal presidente, impegnato in una riunione di Giunta, a rappresentarlo a tutti gli effetti. È proprio Paci a riportare la coalizione con i piedi per terra, a parlare di «spesa sanitaria esagerata» e quando gli dicono che il numero delle Asl aumenterà, si rabbuia e non dice altro. Il vertice però finisce lo stesso bene fra molti sorrisi e la convinzione di tutti che «abbiamo individuato una strada veloce per far quadrare il cerchio». È un’illusione.

Martedì pomeriggio. Appena rientra in Giunta, Paci racconta nei dettagli quello che ha sentito in Consiglio. A Pigliaru il racconto non piace, condivide le perplessità del suo assessore-inviato, e comincia a mettere sotto pressione un altro assessore, è quello alla Sanità, Luigi Arru: «Tu lo sapevi che ci sarebbe stata un’Asl in più?» Il confronto fra i due si fa serrato, una talpa dirà che Arru ribatte, tiene botta ma poi fa capire che sarebbe persino pronto alle dimissioni «se c’è una diversità di vedute sui tempi». La notizia sarà poi smentita dallo stesso assessore, ma è il segnale che qualcosa si è spezzato nei rapporti fra l’esecutivo e la maggioranza. Lo strappo c’è stato, Pigliaru contesta quella sorta di sgambetto ai suoi danni, mette l’alt alla fretta che hanno gli alleati di commissariare le Asl, pretende una riforma «più ragionata e meno veloce». Fra continui stop and go, riunioni politiche volanti, intreccio di telefonate, e promesse in arrivo dall’altro fronte, «Attenzione, quella presentata in commissione è una proposta aperta, non c’è nulla di blindato», a cui la presidenza risponde subito: «Ma sia chiaro i commissari saranno scelti dall’albo degli idonei a ricoprire l’incarico di direttore generale», la Giunta si chiude fra evidenti malumori.

Martedì sera. È il momento del chiarimento. Il vertice di maggioranza è stato convocato in fretta e furia: non c’è un minuto da perdere e tutti vogliono evitare guai più grossi. Pigliaru dice la sua, mette in fila le perplessità del pomeriggio, aggiunge che «sulla sanità serve il massimo di serietà e trasparenza», ricorda quant’è stato bello, seppure molto faticoso, il percorso condiviso per la delibera sul San Raffaele di Olbia. Il suo è un richiamo a quella «recente armonia» che ha restituito alla Sardegna «un’immagine di autorevolezza ed efficienza». Ma è anche un avviso ai naviganti: «Non facciamoci del male». L’appello agli affetti ha l’effetto sperato: ribadito il ruolo, respinto ogni tentativo di prevaricazione, gli undici partiti confermano al governatore «piena fiducia e immutata collaborazione». Oggi nuova riunione della commissione Sanità, ma in un clima diverso, opposto, rispetto a quarantotto ore fa. C’è stato solo un incidente di percorso, l’amore continua.

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