Dirindin: «Gli allevatori erano infuriati»
«Ricordo una situazione drammatica, difficile da gestire. Gli allevatori erano infuriati per quello che stava capitando e noi faticammo a far capire loro che eravamo dalla loro parte». L’ex...
«Ricordo una situazione drammatica, difficile
da gestire. Gli allevatori erano infuriati per quello
che stava capitando e noi faticammo a far capire loro
che eravamo dalla loro parte». L’ex assessore regionale della Sanità Nerina Dirindin (nella foto) nominata da Renato Soru nel 2004, al suo arrivo in Sardegna, tra l’emergenze maggiori
che dovette affrontare, si trovò subito davanti quella della “blue tongue”.
«Dopo l’epidemia che aveva distrutto migliaia di capi - ricorda la senatrice
del Pd - tra gli allevatori c’era sconforto
e una grande diffidenza nei confronti
dei vaccini. Cercammo di rassicurarli - continua Nerina Dirindin - e andammo insieme a loro a Roma al Ministero e incontrammo tra gli altri anche Romano Marabelli. Ricordo che non fu un incontro semplice - prosegue l’ex assessore - gli allevatori sostenevano che il vaccino uccidesse le pecore e il Ministero diceva che non era possibile». Nel gennaio del 2007 Nerina Dirindin tornò a Roma e nel corso
di un altro vertice con l’allora sottosegretario alla Salute Giampaolo Patta, al quale parteciparono anche i rappresentanti delle associazioni degli allevatori e quelli degli Istituti Zooprofilattici di Sassari e Teramo, si decise di puntare sulla produzione nazionale del vaccino, rispetto all'acquisto dal Sudafrica. L'istituto
di Teramo, accogliendo la sollecitazione proprio della Dirindin, si rese disponibile a produrre il vaccino vivo attenuato. Ma ormai il danno era fatto. (l.f.)
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