La Nuova Sardegna

Usi civici, la Consulta boccia la legge

di Luca Fiori
Usi civici, la Consulta boccia la legge

Per la Corte Costituzionale la norma regionale che aveva ridato ai Comuni mano libera sui terreni demaniali è illegittima

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SASSARI. L'approvazione in via d'urgenza in consiglio regionale della legge delle «larghe intese» (proposta e votata l’estate scorsa dal Pdl sino a Sel) che aveva cancellato gli usi civici individuati dalla stessa Regione e riaffidato ai comuni mano libera nella loro classificazione, è stata bocciata dalla Corte Costituzionale.

La sdemanializzazione di terreni appartenenti ai demani civici nei vari Comuni a opera dei piani di accertamento predisposti dai Comuni stessi e formalmente approvati dalla Regione violerebbe, secondo al Consulta, la competenza statale esclusiva in materia di tutela del paesaggio, degli ecosistemi e dei beni culturali, in quanto sottrae i terreni medesimi alla tutela del vincolo paesaggistico. Ieri la Corte Costituzionale ha bocciato il piano straordinario della Regione Sardegna per la ricognizione degli usi civici e l'individuazione su cartografia aggiornata di dati e accertamenti già esistenti riportati su cartografie antiche, che aveva scatenato polemiche nella scorsa legislatura.

Secondo la Consulta, non è sufficiente un intervento del legislatore regionale, che pure per via dello Statuto autonomistico ha poteri in materia di governo del territorio, per rivedere e sopprimere gli usi civici. «Occorre al contrario - si legge nella sentenza - garantire che lo Stato possa far valere gli interessi di cui è portatore sin nella formazione del piano straordinario di accertamento demaniale, concorrendo a verificare se sussistano o meno le condizioni per la loro stessa conservazione, ferme restando le regole nazionali inerenti al loro regime giuridico e alle relative forme di tutela». Lo Stato inoltre deve verificare che «gli effetti giuridici modificativi del regime dei relativi beni non si producano prima, e al di fuori, del Piano paesaggistico regionale». In origine gli usi civici erano nati (nel 1927) per una migliore utilizzazione agricola dei relativi terreni, ma ciò non ha impedito la loro sopravvivenza con un ruolo non marginale nell'economia agricola del Paese e oggi hanno mantenuto una valenza di tipo ambientale. «Soddisfazione per la pronuncia della Cosulta è stata espressa dalle associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico onlus, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia che hanno condotto contro la legge (definita il nuovo “editto delle chiudende”) una durissima battaglia legale e di sensibilizzazione dell’opinione pubblica. «Una pronuncia - commentano - che restituisce salvaguardia e tutela ai demani civici, al paesaggio, ai diritti delle collettività locali». Un plauso è arrivato anche da parte di Legambiente Sardegna. «La nostra Associazione - si elgge in una nota aveva contrastato subito il Consiglio Regionale che con una celerità incomprensibile aveva approvato una leggina che interveniva sul regime degli usi civici».

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