La Nuova Sardegna

«Ringrazio il cinema e la tv ma il teatro resta la mia vita»

di Fabio Canessa

Piera Degli Esposti presenta il film “Tutte le storie di Piera” di Peter Marcias La carriera, la famiglia, gli amori di una delle più grandi attrici italiane

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Dopo aver vinto il Globo d’oro, nel 2011, aveva subito voluto dedicare il premio alla Sardegna. Il film, “I bambini della sua vita”, era girato a Cagliari e dietro la macchina da presa vedeva impegnato Peter Marcias. A distanza di pochi anni Piera Degli Esposti è tornata a lavorare con il regista sardo, per un lavoro particolare: un docufilm su di lei. Vita e carriera di una grande attrice che ha segnato il teatro italiano ma anche il cinema, attraverso ricordi personali e le testimonianze di registi quali Marco Bellocchio, Nanni Moretti, Paolo Sorrentino, Paolo e Vittorio Taviani, Giuseppe Tornatore, Lina Wertmüller, Riccardo Milani, della giornalista Laura Delli Colli e della scrittrice Dacia Maraini. Presentato all’ultimo Torino Film Festival, vincitore del Nastro d’argento, il documentario è appena uscite nelle sale italiane e ora sbarca anche in Sardegna. «Il film è stato accolto subito bene dalla critica e sono contenta ora possa essere visto anche dal pubblico sardo» racconta Piera Degli Esposti.

Quando le hanno chiesto di fare il documentario ha posto delle condizioni?

«L'unica cosa che mi piaceva, che condividevo con il regista, era quella di non apparire sempre in video, intervistata, come si fa di solito. Ma accompagnare questa mia storia con la voce».

Contenta del risultato?

«La cosa che mi ha fatto più piacere è forse l’omaggio al teatro, al lavoro mio e dei registi con i quali ho lavorato. Ringrazio Peter per la generosità profonda, per la delicatezza con cui ha sentito la mia storia. Dacia Maraini aveva già scritto “Storia di Piera”, Marco Ferreri ci aveva fatto il film, però quella era la storia principalmente di mia madre, mentre questa è la storia di un'attrice che parte da quel contesto familiare e poi lo lega al suo lavoro teatrale».

A raccontarla sono però registi di cinema.

«Peter si è preso un impegno non facile, far parlare i più grandi registi che abbiamo in Italia in questo momento. Anche loro si sono esposti. Hanno detto delle cose, per le quali gli sarò sempre grata, sul mio lavoro e sulla mia persona, ma più in generale attraverso le loro considerazioni, i loro ricordi, il film mette in luce anche la figura di questi registi oltre la mia».

Rimpiange di non aver fatto molto cinema per dedicarsi soprattutto al teatro?

«All’inizio il teatro non mi voleva. Il cinema mi ha accolto prima. Sono stata chiamata da Zampa, dai fratelli Taviani, da Pasolini. Zampa mi diceva: “devi fare cinema, sei adatta, lascia stare il teatro”. Ma io dopo ho seguito la mia passione. Sono una persona che ha bisogno di avere il controllo della propria esistenza come attrice, della voce, della espressione. Nel cinema posso essere tagliata nel montaggio, non ripresa mentre dico una cosa importante. Non mi pareva così interessante farlo».

Il ruolo a teatro al quale è più legata?

«Sono molto legata a tutte le cose che ho fatto, per esempio a Cleopatra o a Madre coraggio. Ma voglio ricordare soprattutto Molly, tratto dall'Ulisse di Joyce, che è stato il mio cavallo di battaglia e, il lavoro più recente su Achille Campanile con il quale ho scoperto la mia parte comica. Sta uscendo proprio in questi giorni “Asparagi e immortalità dell'anima e altri racconti” in audiolibro».

La disciplina del teatro l’ha aiutata anche nel cinema?

«Credo di avere una grande disciplina, non mi presento mai impreparata anche se devo fare un personaggio secondario».

Molti la vorrebbero vedere più spesso protagonista.

«In Italia quando, diciamo, sei una persona matura, non è facile. Nei paesi britannici mi sembra diverso, penso ad attrici come Judi Dench o Helen Mirren. Ma sono contenta che mi cerchino e a volte rifiuto se il ruolo non mi piace. Vuol dire che aveva ragione Zampa: sono adatta al cinema».

La cerca anche la televisione. Negli ultimi anni è stata molto apprezzata in diverse fiction di successo.

«Riccardo Milani, che compare nel documentario, mi ha voluta più volte, mi ha capita e allora ho accettato. In “Tutti pazzi per amore” è riuscito pure a farmi ballare come Beyoncé ».

Il documentario si conclude in Piazza dell’Orologio a Roma. Sembra una metafora sul tempo.

«Ho sempre amato il tramonto e l'inverno sin da piccola. Per me questa è una stagione bella, calma. Quello che volevo fare, soprattutto in teatro, l'ho fatto. Vedo con chiarezza di aver lasciato un'impronta forte del mio passaggio. Non perché me lo dicano gli altri, ma perché dopo essere stata rifiutata all'inizio, non capita, ho dimostrato di farcela. Con tenacia. Voi sardi su questo credo mi potete capire».

Ha sempre belle parole per la Sardegna

«Mi sento legata a questa terra. Il Poetto, il mare di Carloforte, ma anche diversi posti dell’interno sono luoghi che ho amato. Ho tanti ricordi felici che riguardano l’isola. E Il cielo più vasto che ricordi l’ho ammirato in Sardegna».

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