Carrus: «Via al Piano per l’occupazione»
SASSARI. «Via subito al Piano straordinario per il lavoro: l'isola deve poter superare l'emergenza». Catapultato a Roma per tutta la giornata in trattative estenuanti al Mise, Michele Carrus va...
SASSARI. «Via subito al Piano straordinario per il lavoro: l'isola deve poter superare l'emergenza». Catapultato a Roma per tutta la giornata in trattative estenuanti al Mise, Michele Carrus va subito al cuore delle difficoltà che stringono l'isola in una morsa. Il segretario generale della Cgil per la Sardegna in queste ore è impegnato assieme ai dirigenti di Cisl e Uil, ai Comuni, a Pigliaru e a diversi suoi assessori nel duplice negoziato Alcoa-Sulcis. Ma non per questo dimentica le altre criticità. Una crisi senza fine, resa più stridente dall'avanzare della stagione e dallo sbarco delle migliaia di turisti alla ricerca di svago e relax.
Perché la situazione peggiora?
«Siamo alla catastrofe sociale: i dati sono lì a certificarla, ancora una volta. Al crollo del sistema produttivo si unisce la caduta di settori che sino a oggi avevano mostrato una certa capacità di resistenza».
A che cosa si riferisce?
«All'artigianato e alla cooperazione, per esempio. Ma anche al comparto dei servizi e alle stagnazioni nell'industria delle vacanze».
Che cosa chiede il sindacato con precisione in una fase tanto delicata?
«Abbiamo proposto la creazione immediata di un Fondo unico per le opere cantierabili. E poi una decisa accelerazione sull'impiego dei fondi europei, oltre che di tutti gli stanziamenti già previsti per la coesione e per lo sviluppo».
Basteranno queste misure?
«No. E infatti abbiamo inoltre suggerito la ripresa degli investimenti pubblici per il reinserimento di chi è stato espulso dalla produzione. Insomma, a patto di capire che il lavoro è la priorità delle priorità, è evidente un aspetto preciso».
Quale?
«Quel Piano straordinario per l’occupazione deve trarre la sua linfa dalla nuova programmazione europea e da politiche attive mirate verso le aree di crisi in maniera selettiva».
Che cosa vuol dire con esattezza?
«Che si deve puntare a dare risposte alle donne e ai giovani, oltre che ai disoccupati, e più in generale alle strategie innovative. Perciò continuiamo a sollecitare scelte incisive sull’agroalimentare e sulla green economy».
Per quale motivo cita proprio questi segmenti?
«Perché sono quelli che hanno a disposizione risorse consistenti e un grande potenziale espansivo. Basti pensare, per comprenderlo, all’economia delle conoscenze, alle nuove energie, al riuso dei materiali, alla blue economy, alla cantieristica, all’aero-spaziale».
Più in generale come fotograferebbe oggi il gravissimo quadro dell’isola?
«I tanti presidi organizzati sui territori, le numerose manifestazioni promosse in diversi centri dell’isola, le vertenze in atto un po’ in tutta l’isola testimoniano un insieme di criticità preoccupanti. Per superararle dobbiamo allora avere bene in mente la nostra destinazione finale».
Quale meta vi prefiggete?
«Beh, mi sembra chiaro dai problemi emersi pubblicamente in maniera clamorosa in questi ultimi giorni: i lavoratori della Multiss accampati sul tetto del palazzo della Provincia a Sassari, fanno capire per esempio che la strada legata alla riforma degli Enti locali non può basarsi solo sulla base della distruzione dell’esistente».
In che senso?
«La Multiss è una società in house della Provincia di Sassari. Bene, allora uno dei punti è proprio questo. I suoi dipendenti non vogliono limitarsi a difendere il loro posto. Con questa protesta dicono anche, e noi lo ribadiamo assieme a loro: “Le Province spariranno, ma chi subentrerà dovrà comunque farsi carico di una serie di competenze nell’interesse dei territori”».
Qual è dunque la sostanza della questione?
«Questa: esigiamo contromisure che puntino sì al riordino delle autonomie ma che allo stesso tempo, tenendo presente l’emergenza-lavoro, facilitino la nascita delle Unioni dei Comuni e della gestione collettiva dei servizi, a cominciare dalla necessità di delineare questo percorso condiviso».
Sembra di risentire discorsi che storicamente partono da lontano.
«Ed è così. Come sottolinea lo Statuto regionale la nostra isola è destinataria di un Piano di rinascita. Io non voglio certo rispolverare vecchi miti. Ma la nostra condizione speciale non può prescindere da queste situazioni eccezionali, richiamate dall’insularità e da tutte le altre condizioni di svantaggio».
In definitiva: quali sono in sintesi le vostre ultime proposte?
«A partire da vicende come quella delle Province si deve puntare non su un neocentralismo, ma su un federalismo territoriale che liberi energie capaci di creare opportunità. Diamo garanzie ai lavoratori. Confidiamo nel presidente Pigliaru. Confermiamo la nostra disponibilità al confronto. Ma è arrivato il momento di coinvolgere davvero i grandi soggetti collettivi come il sindacato. Solo così ci potremo risollevare, contro il declino, sulla strada di una efficace ripresa».
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