L’attacco: «Patto di stabilità truccato»
L’opposizione critica l’accordo raggiunto dalla giunta Pigliaru con il governo. Cappellacci: «Ci hanno dato una fregatura»
CAGLIARI. Accordo al ribasso col trucco e patto segreto: è con queste due parole d’ordine che il centrodestra, compatto, ha contestato il pareggio di bilancio (dal 2015 la Regione potrà spendere tutto quello che incassa) firmato lunedì da Pigliaru con il Governo. La risposta del governatore – sollecitato dalla riunione dei capigruppo – è stata immediata: oggi, alle 10, sarà in Consiglio regionale per spiegare tutto. Ma doveva farlo prima e non dopo, è stato l’esordio del centrodestra: «È inaccettabile – ha esordito Pietro Pittalis di Forza Italia – che l’Aula sia stata messa da parte e abbia dovuto sapere dell’intesa romana, che ci pare peggio di quella firmata nel 2006 da Soru – attraverso altre vie e non dalla voce del presidente della Regione o dell’assessore al Bilancio». Uno sgarbo istituzionale rimarcato subito da Giorgio Oppi dell’Udc: «Siamo ritornati a tempi bui in cui la Giunta Soru decideva e poi in Consiglio incontrava solo la maggioranza». Cassata la forma e aggiunto che «la Giunta si è dimostrata ancora una volta troppo debole col Governo», l’opposizione ha puntato il dito contro anche i contenuti. Anzi, ha ripreso – senza mai citare l’autore, che è l’assessore Paolo Maninchedda – il passaggio di un editoriale-blog in cui «l’accordo è stato ribattezzato la peggior truffa contabile degli ultimi anni». È stato l’ex presidente della Regione, Ugo Cappellacci, ad alzare di più il tiro: «Andiamo incontro a una solenne fregatura soprattutto dopo l’esperienza che abbiamo avuto: i Governi degli ultimi anni hanno rifilato sempre delle patacche alla Sardegna» Pittalis ha continuato: «Con la complicità di chi governa l’isola, è stata mortificata l’Autonomia, perché da oggi in poi sarà solo lo Stato a decidere il flusso delle entrate della Regione, mentre finora almeno qualche previsione potevamo farla noi». Per il vicepresidente del Consiglio, Antonello Peru (Forza Italia) «in un colpo solo Pigliaru ha spazzato via la specificità della Sardegna in cambio di nulla». Dose rincarata da Gianluigi Rubiu dell’Udc: «Per la Sardegna fra un anno, anzi da subito, non ci sarà alcun pareggio di bilancio ma solo una pesante sconfitta, con gli Enti locali che dovranno rimettere le mani in tasca ai cittadini per garantire i servizi essenziali». Attilio Dedoni per i Riformatori è stato secco nel dire: «A Roma i professori si sono arresi senza combattere e anche i 364 milioni in più per quest’anno sono un’elemosina, dovevano darci 1,2 miliardi». È un accordo segreto che sconcerta, ha detto Christian Solinas (Psd’Az): «Nessuno conosce un solo documento e poi è sbandierata come storica una conquista, quella del pareggio di bilancio, che già nel 2013 era stata annunciata presto obbligatoria per tutte le Regioni. L’unica verità è che lo Stato la sperimenterà, noi siamo i primi, sulla pelle dei sardi». Secondo Modesto Fenu (Zona Franca), «il sopruso è evidente e non possiamo fare sempre la figura dei sottomessi». Più tecnico Paolo Truzzu (Fdi-An): «Dobbiamo preparaci a un gioco pericoloso di cui non conosciamo neanche le regole. Sono troppe le incognite, chissà quante brutte sorprese arriveranno». Poi l’affondo dell’ex assessore alla Programmazione, Alessandra Zedda: «Conti e ricorsi alla mano, Pigliaru non ci ha guadagnato ma perso e malamente».
Alla minoranza hanno replicato Efisio Arbau (Sardegna Vera): «La verità è che dal 2015 avremo un bilancio vero di cassa senza più le illusioni di Cappellacci», e Silvio Lai (Pd): «Oggi chi strilla, ieri ha fallito in tutto».
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