Al festival dell’Argentiera le memorie dal carcere
La rassegna “Sulla terra leggeri” parte questa sera nel borgo minerario A Tramariglio anteprima con i detenuti dell’ex penitenziario di San Sebastiano
ALGHERO. Storie da una vecchia colonia penale immersa in un luogo dalla natura straordinaria. Ricordi e vite dimenticate scoperte e raccontate da detenuti di un’altra epoca, reclusi nel carcere di San Sebastiano a Sassari. Le carte dell’archivio della ex colonia penale di Tramariglio sono emerse dall’oblio per diventare lettura partecipata e condivisa nel reading “Perché sparai alla mia amante”, andato in scena mercoledì sera a Casa Gioiosa, nel cuore del Parco naturale di Porto Conte. Sei detenuti dell’ex carcere di San Sebastiano hanno dato voce a ricordi, riflessioni, aneddoti sofferti e a tratti anche divertenti direttamente dalla vita carceraria a Tramariglio, accompagnati dalla musiche di Pasquale Posadinu, leader e voce della band sassarese Primo Chef del Cosmo.
L'evento è una coproduzione del festival dell’Argentiera “Sulla terra leggeri” e il festival di musica e parole “Abbabula” in collaborazione con il Parco regionale di Porto Conte, e parte dalla ricerca svolta per un anno proprio a Porto Conte dai detenuti (in regime di articolo 21, che per buona condotta consente di svolgere lavori all’esterno del carcere) sull’archivio della ex colonia penale attiva tra gli anni Quaranta e Sessanta: un patrimonio di oltre 5mila fascicoli, 1360 registri e 10mila carte sciolte sulle quali i detenuti hanno lavorato guidati dall’archivista Stefano Alberto Tedde. Carte polverose, rovinate, dimenticate negli scantinati del carcere di Alghero prima e in quello di San Sebastiano poi, ricche però di storie che oggi rivivono nel bel volume pubblicato da Carlo Delfino Editore “La colonia penale di Tramariglio. Memorie di vita carceraria”, curato dagli archivisti Stefano Alberto Tedde e Angelo Ammirati, dal direttore del Parco di Porto Conte Vittorio Gazale insieme ai sei detenuti Davide Aristarco, Simone Silanos, Lorenzo Spano, Daniele Uras, Giuliano Usala e Roberto Varone. Gli stessi che sono stati protagonisti dello spettacolo di mercoledì sera.
Alle spalle le barche, lo splendido mare che bagna il promontorio di Capo Caccia. Davanti invece le celle e gli spazi dove i detenuti producevano vini e formaggi: la diramazione centrale che da rudere abbandonato ha trovato nuova vita con la riqualificazione e il centro di educazione ambientale che quest’anno ha registrato la presenza di 7mila giovanissimi visitatori dalle scuole. Lì dove un tempo invece arrivavano persone a volte finite dentro per poco. Come un paracadutista della Seconda Guerra Mondiale che dopo l’armistizio del 1943, trovatosi isolato nelle campagne di Oristano, per fame aveva rubato una pecora costatagli una condanna a 15 anni. Alcuni erano poeti, scrittori, musicisti. Rivivono nelle corrispondenze conservate nell’archivio, specchio della società di quegli anni, interpretate dai detenuti di oggi che hanno scelto di mettersi in gioco, introdotti dalla voce narrante di Stefano Tedde. Scrivevano agli amici, ai parenti, alla donna che amavano. Scrive alla fidanzata che aveva tentato di uccidere il detenuto Marcello Perucci, giovane insegnante di lingue, arrestato a Ravenna nel novembre del 1936 e trasferito prima a Mamone e poi a Tramariglio.
A spiegare il senso dell’incontro tra l’Argentiera e Porto Conte, sono stati il direttore del Parco Vittorio Gazale e Flavio Soriga, direttore artistico del festival “Sulla terra leggeri”. Argentiera e Tramariglio, due luoghi accomunati da un paesaggio e da una natura straordinaria, entrambi crocevia di sofferenze e di duro lavoro, quello dei minatori del borgo minerario, dei detenuti e degli agenti di custodia della colonia penale. L’Argentiera come Porto Conte è un luogo da preservare, parco geominerario testimonianza preziosa di archeologia industriale. Al reading è seguito il concerto di Paolo Fresu che si è esibito sul palco insieme ai Devil Quartet e Daniele di Bonaventura.
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