Continua lo sciopero della fame
Al quarto giorno Massimo Bo resta incatenato davanti al tribunale
SASSARI. Ormai sotto il palazzo di giustizia di Sassari ha allestito un piccolo rifugio. Incatenato alle ringhiere del tribunale, cappello in testa a proteggerlo dal sole, Massimo Bo – il re dei formaggi della Nurra finito sul lastrico per «errori e lentezza della giustizia» – si prepara oggi ad affrontare il quinto giorno di “prigionia”. L’imprenditore aveva aperto un caseificio a Porto Torres, i suoi prodotti erano rinomati ovunque e ha ricevuto prestigiosi riconoscimenti. Ma una serie di incredibili vicissitudini lo hanno reso impotente di fronte al declino della sua impresa d’eccellenza. Prima una ditta che gli vende un macchinario con codice contraffatto (scoperto dall’Ispels durante un’ispezione) con conseguente chiusura del caseificio, poi la causa penale contro questa stessa azienda «che mi aveva truffato» – spiega lui – archiviata dalla Procura «“grazie” alla poca memoria dell’ispettore Ispels davanti al giudice». Poi ancora l’acqua inquinata di Porto Torres che lo costringe a un altro stop, altra causa, altra archiviazione. Si è rivolto ai giudici ora per chiedere che il suo caso venga riaperto. E ha fatto appello anche alla politica. Nei giorni scorsi il vicepresidente del consiglio regionale Antonello Peru ha espresso solidarietà a Bo: «Ritengo che sia dovere della politica farsi carico del grave disagio di chi vede sfumare ogni prospettiva di benessere e serenità per sè e per la propria famiglia». Peru ha però voluto precisare che non si può «entrare nel merito delle questioni di competenza della autorità giudiziaria proprio per il rispetto dovuto alle prerogative della stessa». (na.co.)
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