Piliu: «Un libro per scuotere le coscienze»
Incontri con l’indipendentista sull’onda dell’autobiografia, rivelazioni sul complotto separatista
SASSARI. «Scuotere le coscienze per rilanciare l'indipendentismo». L'ultimo sogno di Bainzu Piiliu viaggia sulle pagine di un libro intitolato "Cella numero 21", la sua autobiografia. Il professore condannato per il complotto separatista si è fatto un'idea precisa di come portare a termine la nuova battaglia "per sensibilizzare i sardi". «A quasi 80 anni non ho intenzione di tirarmi indietro - spiega - Voglio promuovere decine di dibattiti con la presentazione di quest'opera. Un'opera che parla del “lungo cammino verso la dignità”, come si può leggere nel sottotitolo». Il testo, a metà tra la memorialistica e il saggio storico-politico, è ricco di spunti e di rivelazioni sul processo che lo vide protagonista. E l'idea di fondo è quella di usarlo per suscitare stimoli al confronto. Impostazione attuale, tramontata o solo un percorso segnato da tratti di utopia? Al docente, che fu espulso dall'università dopo la condanna definitiva a 4 anni e in seguito recuperato dall'ateneo sassarese con un altro ruolo, interessa sino a un certo punto dare risposte agli interrogativi. «Quel che più conta per me è indurre a riflettere», sostiene. «E anche se in un buon 20% delle pagine la limba affiora sempre, ho preferito scrivere in italiano - puntualizza - Perché vorrei rapportarmi in maniera capillare nei diversi centri dell'isola, grandi e piccoli, con l'urgenza di condividere quanto più possibile certe valutazioni» Non è così senza significato che una delle presentazioni si svolga in un carcere e un'altra all'ateneo di Sassari.
Ma chi è Piliu? E che cosa l'ha portato al passo di oggi? Nato a Ozieri il 20 dicembre 1934, fresco di una recente laurea in psicologia, ha avuto una vita intensissima e ha fatto tante cose. Il geometra. Lo studente d'ingegneria. L'emigrato. Il laureato, in Farmacia. Il sindaco, a Bulzi. Il docente universitario: in "Esercitazioni di preparazioni chimiche". Ed èstato quando insegnava nell'ateneo di Sassari che è cominciato il suo calvario giudiziario. Dopo l'espulsione dal Psd'Az, aveva fondato il Fruntene pro s'indipendentzia de sa Sardinia. Tra il 1981 e il 1982, già in cattedra, aveva fatto da relatore a 2 tesi bilingue. E ai primi di giugno dell’82, in costume sardo, si era ingegnato a consegnare un promemoria sulla situazione dell'isola a Sandro Pertini durante la visita del presidente della Repubblica in Sardegna.
Pochi mesi più tardi, il 3 dicembre, era stato arrestato con 29 altre persone. L’accusa lo indicava come "il capo ideologico e carismatico di una cospirazione mirante a distaccare la Sardegna dallo Stato italiano". Da Buoncammino aveva poi ottenuto il trasferimento a San Sebastiano e trascorso parte della detenzione ai domiciliari. Ma nonostante la condanna a molti erano rimasti parecchi dubbi sull'inchiesta, conclusa con poche condanne e una raffica di assoluzioni.
«Oggi faccio lo psicologo gratis: quel che m'interessa davvero è aiutare la gente, capire che cosa pensa realmente», dice adesso Bainzu Piliu. Che, nell'illustrare i nuovi progetti legati alla sua autobiografia, s'infervora come un ragazzo. «Bisogna essere cauti e intelligenti, ma io non ho cambiato idea: il mio pensiero resta identico a quello che avevo nel momento in cui sono finito in due celle che, curiosamente, recavano lo stesso numero, il 21, tanto a Cagliari quanto a Sassari», tiene a sottolineare.
Qualche anticipazione sui retroscena del libro? «Una la voglio ricordare: nel testo svelo un enigma, quello sul Grande vecchio, il presunto mandante del cosiddetto complotto separatista», risponde con un sorriso “l'indipendentista mai pentito”. «Chi era? Beh, qui preferisco non dirlo: meglio lasciare un tantino di mistero, chi leggerà il libro lo scoprirà da solo», spiega, non senza ironia, Bainzu Piliu. (Pier Giorgio Pinna)
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