Peste suina, la minaccia del ministro
Lorenzin: commissariamento per la Sardegna incapace di debellare la malattia. Arru: non serve, c’è la nuova task force
CAGLIARI. Il ministro e l’assessore, Beatrice Lorenzin e Lugi Arru. Uno e l’altro amministrano sanità, ospedali e medicine. Con una differenza: lei in più vuole commissariare la Sardegna per colpa della peste suina, perché «dopo trent’anni non siete riusciti ancora a debellarla». Mentre sarà lui a replicare secco e per conto della Regione: «Non abbiamo bisogno di commissariamenti esterni». È finita così, con i fuochi d’artificio, una giornata cominciata in ben altro modo intorno al convegno «Il malato più difficile? La sanità sarda», organizzato dai Riformatori. Perché se sul palco il ministro e l’assessore hanno detto, ridetto e dimostrato di essere d’accordo su tutto e sul molto che c’è da fare nella sanità, a cominciare «dalla necessità urgente di ridurre subito la spesa», giù dal palco, a distanza, hanno litigato eccome proprio sulla pesta suina. Anzi, sul virus africano fra i due è stata guerra totale. Che è esplosa, all’improvviso, dopo questo annuncio inaspettato e forte del ministro: «Ebbene sì, il Governo è pronto a commissariare la Sardegna. La peste suina è una vera emergenza per l’isola e faremo come l’Unione europea ci ha chiesto di fare da tempo: ora prenderemo noi in mano la situazione». Peggio di un ultimatum, peggio di uno schiaffo: è stato questo l’effetto di quanto ha detto Beatrice Lorenzin. Che invece poco prima, nel dibattito, era stata molto meno aggressiva: «È necessaria un’azione forte per sconfiggere il virus e sarà condivisa con la Regione».
Però poi l’annunciata e promessa condivisione è scomparsa, senza lasciar traccia, nelle interviste post convegno, per far ritornare invece subito in mente questo passaggio fra i due sul palco poco prima. Arru: «Anche gli spagnoli ci hanno impiegato trent’anni a debellare la peste suina e...», per essere interrotto così dalla Lorenzin: «Questa non te la faccio passare. Il virus c’era nel 1978, era stato sconfitto, ora è tornato al cento per cento. C’è qualcosa che non va e dobbiamo intervenire tutti insieme. Perché oggi tutti compriamo Patanegra (il prosciutto spagnolo) a prezzi pazzeschi e quello sardo potrebbe avere la stessa fortuna, ma se c’è la peste suina è fuori dal mercato col rischio di bloccare anche l’export italiano». Sì, è stata quella l’avvisaglia della bufera poi trasformatasi in ciclone con la minaccia del commissario. All’inizio l’assessore ha risposto cauto al ministro in versione terminator: «Il Governo non prenderà nessuna decisione – ha detto – senza il consenso della Regione. Il commissariamento è solo un’ipotesi alla quale si potrà arrivare, su sollecitazione dell’Europa, ma solo ed esclusivamente con l’accordo della Giunta». Poi in serata, dopo che sul ministro si erano scatenati gli strali di mezza Sardegna, Arru è stato più netto: «Siamo molto sorpresi delle dichiarazioni del ministro. Non abbiamo bisogno di alcun commissariamento esterno e siamo certi di aver intrapreso un percorso che ci porterà finalmente a sconfiggere la malattia. Una malattia che da decenni colpisce gli allevamenti in Sardegna e provoca danni gravissimi danni economici». Per poi ricordare che «il 2 giugno la Giunta ha approvato una nuova task force voluta insieme dagli assessorati alla Sanità e all’Agricoltura, per il contrasto e l’eradicazione della peste suina», e chiudere così con toni aspri: «Per questo dal Governo ci aspettiamo un comportamento leale, per affrontare e sconfiggere questa emergenza sanitaria, senza fughe in avanti o peggio, voglia di protagonismo, che possono portare solo a incomprensioni e mancate soluzioni». Se nelle stesse ore il ministero è rimasto in silenzio, cioè non ha replicato o precisato le dichiarazioni della mattina, nell’isola tutti si sono schierati con Arru. A cominciare dall’assessore all’Agricoltura, Elisabetta Falchi: «L’emergenza va gestita in Sardegna e non da Roma. Noi siamo la parte offesa che combatte e nessuno ora può metterci sul banco degli imputati». Poi è stato il senatore del Pd, Silvio Lai a dire: «Il commissariamento è inutile e dannoso, e certo non fa recuperare credibilità a un ministero che è stato messo sotto inchiesta dalla Procura di Roma per i vaccini sulla blue tongue». Con il consigliere regionale Efisio Arbau (Sardegna Vera) che ha aggiunto: «Siamo di nuovo agli annunci disastrosi. Non vogliamo un altro scandalo, c’è bastato quello della lingua blu».
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