Entrate, Cappellacci sfida Pigliaru
L’ex presidente propone una scommessa sulla riuscita dell’accordo: «Chi sbaglia fa ammenda in aula nel 2015»
CAGLIARI. C’è in atto una scommessa sulla riuscita dell’accordo tra la Regione e il governo Renzi per le questioni finanziarie. Una scommessa lanciata dall’ex presidente Cappellacci e accettata da Pigliaru con in palio una stretta di mano.
«Se alla fine del 2015 i numeri dovessero darle ragione», dice Cappellacci rivolgendosi al suo successore, «la ringrazierò, sarò contento per la Sardegna, e le darò la mano. Ma se non accadrà, le chiedo di avere il coraggio e l’umiltà di fare altrettanto». I termini della puntata sono questi: «Nel 2013 abbiamo riscosso 7 miliardi e 400 milioni e pagato quasi altrettanto», ricorda l’ex presidente, «se questi numeri non dovessero essere rispettati, lei dovrà riconoscere il grave errore». In Consiglio si chiude così la sessione dedicata all’accordo sottoscritto tra la Regione e il governo sul patto di stabilità. Il giorno dopo l’occupazione dell’aula da parte del centrodestra che comunque ha contestato anche ieri l’accordo, in Consiglio è scoppiata la pace. È vero che ognuno è rimasto sulle sue posizioni così che, alla fine, l’aula ha bocciato un ordine del giorno della minoranza che sollecitava un ripensamento dell’intesa con lo Stato e ha approvato quello della maggioranza che condivide le scelte fatte da Pigliaru e Paci, ma tutto si è svolto in un clima rasserenato.
L’esecutivo regionale conferma la linea e gli impegni presi e Pigliaru raccoglie la scommessa di Cappellacci: «Accetto la sua sfida», dice il presidente della giunta, «sono abituato ad assumermi le mie responsabilità e quindi metto la faccia anche su questo accordo. Sarò prontissimo alla fine del 2015 a vedere se abbiamo avuto ragione noi o, se come credo del tutto improbabile, avrete avuto ragione voi».
Sulla strada che conduce alla fine della scommessa ci saranno diverse prove. E la prima, ha precisato la giunta, sarà quella di chiedere la scrittura rapida e seria di norme di attuazione che diano la garanzia di avere regole chiare con le quali misurare il regime delle entrate. È stato Raffaele Paci a riassumere i termini della questione: chiusura delle sanzioni che la Sardegna rischiava di avere nel 2013 e sono 281 milioni che la Regione avrebbe dovuto restituire; 364 milioni in più per l’anno in corso. «Questo significa che avremo un aumento quantificabile tra un miliardo e 200 milioni e un miliardo e 400 milioni», afferma Paci, «un risultato che chiunque può capire e spero che quest’aula smetta di fare mistificazioni».
Mario Floris, ex presidente della giunta, ha spostato il livello del dibattito sul piano più politico: «Dovete fare i conti con le minoranze in una società dove si vota sempre meno e dove un presidente viene eletto con il 40 per cento dei voti espressi dal 50 per cento dei votanti». E da protagoniste delle mille vertenze che la Regione ingaggiò con lo Stato negli anni passati, Floris afferma: «Sono vicino a Pigliaru perché so quanto sono difficili le trattative nazionali. So che ha agito in buona fede ma mi pongo il problema: cosa accadrà se l’accordo non va in porto? Non è la prima volta che firmiamo intese istituzionali di programma; lo abbiamo fatto con Andreotti, Craxi, De Mita. Tutte norme pattuite con lo Stato e messe in legge che non sono andate avanti». Ma da Floris è arrivata anche la domanda sui pesi e i contrappesi del Potere: «Quali sono i compiti di questo Consiglio? Ha la funzione di essere solo passacarte, non credo che si possa andare avanti così». Un punto condiviso dal capogruppo di Forza Italia, Pietro Pittalis: «Il vero problema è l’assenza della Politica», dice Pittalis, «anche in questa circostanza c’è stato un esautoramento del ruolo del Consiglio regionale. Non si è mai visto che un assessore o un presidente avesse impegnato la Regione con il governo senza munirsi del sostegno del Consiglio regionale». Il dibattito si è sviluppato attorno ai due ordini del giorno della maggioranza e dell’opposizione, quest’ultimo votato anche dai Riformatori. Michele Cossa ha criticato l’intesa con lo Stato ma ha ribadito che la maggiore perplessità dei Riformatori deriva dalla decisione di rinunciare ai ricorsi, «anche agli effetti positivi che potrebbero arrivare dalla pronunce». Emilio Usula ha precisato la posizione dei sovranisti: «Di questa giunta, di quello che fanno Pigliaru e Paci ci fidiamo. Dello Stato un po’ meno e vigileremo».
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