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Edificio sul canale, cade l’accusa

Un regio decreto del 1904 scagiona i proprietari di una palazzina

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OLBIA. La lussuosa abitazione di tre piani realizzata in via Bini sull’alveo del Rio San Nicola è stata dissequestrata. L’immobile, finito con altri cinque nel calderone giudiziario relativo alle indagini avviate dalla procura della Repubblica di Tempio e affidate al Nipaf, il nucleo investigatori del corpo forestale, è stato restituito ai proprietari dopo la battaglia giudiziaria ingaggiata dagli avvocati Giovanni Azzena e Gerolamo Orecchioni, che assistono i coniugi Careddu-Russano. A disporre il dissequestro, sulla base di un decreto legge vecchio di oltre un secolo è stato, ieri pomeriggio, il procuratore della Repubblica Domenico Fiordalisi che ha accolto le tesi difensive che volevano quell’immobile – realizzato su un’area confinante con un canale di scolamento – rientrante nelle ipotesi previste dal regio decreto 368 del 1904, che prevede per i fabbricati una «distanza minima di quattro metri dall’alveo – ha spiegato ieri l’avvocato Giovanni Azzena – mentre l’abitazione dei nostri clienti, sulla base di una perizia da noi disposta, si trova a ben quindici metri di distanza dal Rio San Nicola». Il provvedimento firmato ieri da Domenico Fiordalisi apre nuovi scenari sull’intero impianto a accusatorio sinora ravvisato tra le ipotesi di concausa del devastante effetto dell’alluvione. Sono infatti oltre cento i provvedimenti di sequestro preventivo che il Nipaf ha inoltrato alla magistratura inquirente in relazione alle verifiche delle case sorte sui tre corsi d’acqua censiti che attraversano Olbia. Un’altra mina giudiziaria che stava per esplodere ma che ore potrebbe, con le polveri bagnate, essere facilmente disinnescata dagli avvocati. (g.p.c.)

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