La Nuova Sardegna

L’Italia di Francesco Rosi

di Fabio Canessa

“Uomini contro” ha chiuso ieri il Festival della Maddalena

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LA MADDALENA. Con nella mente i ricordi di un bambino che aveva visto con i suoi occhi l’orrore della guerra, Gian Maria Volonté si è impegnato nel corso di tutta la sua esistenza a denunciare la più grande follia umana. Nel suo straordinario percorso d’attore questo impegno trova la più alta rappresentazione cinematografica in “Uomini contro” di Francesco Rosi, film del 1970 - ispirato a “Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu - che è stato proiettato ieri per la chiusura della decima edizione del Festival della Maddalena.

Dieci anni di “La valigia dell’attore”, venti dalla morte di Volonté a cui il festival organizzato dall’associazione Quasar è dedicato. Storie di un attore ineguagliabile, raccontate, ripercorse, riviste attraverso film, documentari, materiale d’archivio, mostre fotografiche. Ma il Festival della Maddalena non si è mai limitato al solo tributo a Volonté. E così è stato anche quest’anno. Altre storie hanno accompagnato quelle legate all’artista che amava l’arcipelago. Storie di chi insegue l’interpretazione perfetta come faceva Volonté, di chi è spinto dalla stessa passione per questo incredibile mestiere: vivere le vite degli altri, regalare emozioni al pubblico. Storie di chi appena maggiorenne vince la Coppa Volpi alla Mostra del Cinema di Venezia come Valeria Golino, storie di chi conquista la Palma d’Oro al Festival di Cannes come Elio Germano (al quale è stato assegnato il Premio Volonté). Sono stati loro i grandi ospiti di questa edizione, senza dimenticare il regista Marco Simon Puccioni che ha regalato a Valeria Golino uno dei ruoli più belli e intensi della sua già grande carriera: quello di Armida Miserere in “Come il vento”. E senza dimenticare anche chi è stato chiamato dagli organizzatori a presentare e coordinare gli eventi: i critici cinematografici Enrico Magrelli e Boris Sollazzo e il ricercatore universitario Fabrizio Deriu.

La buona riuscita di un incontro passa anche da chi lo gestisce e riesce a guidarlo verso un discorso non banale e di qualità. La parola da usare è propria quello. Qualità delle proposte, di un’idea che si porta avanti da tempo, di indagine sul lavoro d’attore che ha in Volonté il massimo esempio, di formazione (invisibile al pubblico ma di fondamentale significato per una manifestazione che esplora le tecniche recitative è il laboratorio sulle tecniche d’attore giunto al suo quinto anno).

Eppure tutto questo sembra non bastare a garantire un futuro al festival. La decima edizione potrebbe essere anche l’ultima. L’organizzatrice Giovanna Gravina non nasconde le difficoltà: «Così non possiamo andare avanti. Per questa edizione gli unici ad averci sostenuto sono, ad oggi, il Parco e il comune della Maddalena». Dopo il Premio Solinas, perdere anche “La valigia dell’attore”, non “sfruttare” il nome di Gian Maria Volonté, sarebbe delittuoso e autolesionista per un’isola che vuole puntare sulla cultura, che vuole avere manifestazioni culturali di livello capaci di produrre anche turismo.

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