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La versione di “Grazianeddu”: era una guerra, esplosi 900 colpi

La versione di “Grazianeddu”: era una guerra, esplosi 900 colpi

Da una parte c’è il racconto di Virgona: crudo, asciutto e drammatico. Dall’altra c’è quello, ma forse è meglio dire quelli, di Mesina: eroici, esagerati e perfino epici. L’ex re del Supramonte parla...

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Da una parte c’è il racconto di Virgona: crudo, asciutto e drammatico. Dall’altra c’è quello, ma forse è meglio dire quelli, di Mesina: eroici, esagerati e perfino epici. L’ex re del Supramonte parla infatti due volte del conflitto di Osposidda. La prima nel 1993, nella sua autobiografia, e la seconda in un’intercettazione ambientale fatta nella sua Porsche Cayenne il 2 maggio del 2012, mentre parla con il compaesano Giovanni Filindeu.

Nel 1993 Grazianeddu racconta che tornava insieme ad Atienza da un abboccamento dopo la liberazione del commerciante nuorese Peppino Capelli. Dunque, dice che con lui c’era solo l’ex legionario spagnolo. I poliziotti, poi, non erano solo una pattuglia (come sostiene Virgona), ma tantissimi. «Vedevo poliziotti da tutte le parti» dice. E ancora: «In un attimo ci avevano circondato». Il bandito racconta poi che il conflitto si intensificò la notte e che tentò un bluff dicendo: «Siamo due agenti, ci siamo perduti. I banditi sono tra noi e voi, ci stanno sparando».Ma il trucco non riuscì perché Atienza avrebbe detto a voce alta a Mesina: «Non è che gli facciamo qualcosa?». Il latitante orgolese racconta poi che con la sua ricetrasmittente intercettava le comunicazioni radio della polizia: «Quelli giù nella valle rispondevano alle chiamate, ma non si decidevano a salire. Lanciavano i bengala. Era una battaglia. Io da solo avrò sparato da 800 a 900 colpi sui 1.500 che avevo e tirato 20 bombe delle 30 che portavo».

Secondo Mesina Atienza fu colpito mentre si arrendeva: «All’improvviso Miguel si alzò. “Ci arrendiamo”. Gli spararono e cadde colpito a un gluteo». Sempre secondo Mesina, la scena si ripetè una seconda volta e lo spagnolo sarebbe stato colpito ancora.

Nell’intercettazione di due anni fa, invece, Mesina fa un racconto diverso. Dice: «Miguel, non ha certo ucciso i poliziotti nel conflitto a fuoco. Aveva persino paura a uccidere gli animali, tanto che non mangiava bestie appena uccise. Quella volta – racconta Mesina – lui mi gridò di non uccidere i poliziotti, a mia volta replicai che li avrei uccisi perché ci avevano sparato due volte contro. Fu un brigadiere a uccidere Atienza. Ma i poliziotti sono morti per mano dei loro colleghi. Le vittime erano siciliane. I parenti non si sono costituiti parte civile e al processo le sorelle sono venute nella gabbia a salutarmi».

Il racconto di Mesina qui si inceppa. Prima infatti dice che le sorelle dei due poliziotti avevano in qualche modo “rispettato” Grazianeddu e fatto uno sfregio ai loro colleghi, «che erano scappati dopo la sparatoria recuperando i corpi solo l’indomani.Poi descrive invece come furono uccisi i due poliziotti: con colpi alla testa. «E in quella circostanza – dice – la mia arma non si era mai inceppata». (p. m.)

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